Immortals ep. 3

il

Gichin Funakoshi

Amici, siamo arrivati al terzo appuntamento con i nostri Immortals, personaggi attuali o del passato che hanno lasciato un’impronta indelebile nel mondo delle arti marziali.
Oggi andiamo a raccontare del padre del karate, torniano a Okinawa attorno al 1900 e incontriamo GICHIN FUNAKOSHI.
In realtà parlare di paternità è errato, Funakoshi non ha creato il karate, ma ha avuto il grande merito di diffonderlo prima in tutto il Giappone e poi nel mondo.

Gichin (1868-1957) nasce a Shuri, Okinawa, da una famiglia relativamente agiata.
Da bambino denuncia una serie di problemi di salute e una costituzione fragile, i genitori decidono di fargli apprendere un’arte marziale e lo portano da MAESTRO ISOTU nella speranza che l’attivita’ fisica e le cure mediche ne fortifichino il fisico, cosa
che accadra’ puntualmente.

A 12 anni circa Gichin ha modo di conoscere il padre di uno dei suoi compagni di scuola, a sua volta stimato insegnante, e ne rimane affascinato.
Ogni sera va a casa sua e cerca di apprendere il piu’ possibile, inizia di fatto l’apprendistato che lo influenzerà maggiormente, quello con Maestro ASATO.
L’addestramento e’ duro, lo stesso Funakoshi in seguito ricorda che per mesi si e’ allenato su un solo KATA, ripetendo i movimenti all’infinito sotto gli occhi vigili e intransigenti del Maestro, a volte arrivando fino all’alba.
Solo dopo parecchi anni ASATO avra’ un rapporto piu’ confidenziale con l’allievo e diventerà quasi una figura paterna per Gichin, deluso dal fatto che il vero padre ha portato la famiglia sull’orlo del lastrico per i suoi problemi nel bere.

Funakoshi continua ad allenarsi con ASATO e saltuariamente con ISOTU per tutto il periodo scolastico e assorbe le dottrine di entrambi: Asato considerava “le mani e i piedi
dell’avversario come spade”, quindi non bisognava lasciarsi toccare.
Secondo Isotu “Se l’attacco dell’avversario non è efficace, si può ignorarne volontariamente l’effetto lasciandosi toccare”,
quindi “anche rafforzare il corpo contro i colpi è importante”. Conosce poco dopo KENWA MABUNI (fondatore dello Shito RYU) che gli insegna numerosi kata

Terminati gli studi Gighin inizia a insegnare karate a sua volta ma continua a prendere lezioni da tutti i grandi maestri di Okinawa: MATSUMURA, HIGAONNA, ARAGAKI, KIYUNA,
e cerca di apprendere il loro stile.
Rimane pero’ Asato, ormai molto anziano, quello con cui ha piu’ legami.
Quando lo va a trovare si porta appresso i figli che provano i primi kata e si guadagnano dei dolci se li eseguono correttamente, poi di notte i due si perdono in lunghe
discussioni filosofiche in cui il Maestro gli spiega la vera essenza del karate e di come la disciplina sia importante tanto a livello fisico che spirituale e comeuna persona si deve comportare seguendo il giusto Codice per apprenderne appieno i dettami.

Il legame con i suoi maestri e col suo dojo e’ tanto forte che Funakoshi rifiuta una serie di opportunita’ lavorative che lo avrebbero portato in giro per il Giappone, lontano dai suoi allievi e dalle lezioni di cui riteneva di avere ancora bisogno.
Ma il suo destino e’ quello di lasciare Okinawa e il primo seme della futura separazione e’ gettato nel 1921, quando è incaricato di dirigere una dimostrazione di karate fatta dagli scolari in occasione della sosta del Principe imperiale Hiro Hito.
Alcuni dei funzionari al seguito rimangono molto colpiti e nel 1922 gli viene chiesto di presentare il karate di Okinawa in un’esposizione nazionale di educazione fisica a Kyoto.
Il successo e’ tale che l’ammiragliato decide di porre il karate come disciplina di studio per i soldati, e Funakoshi viene “invitato” a lavorare in pianta stabile a Tokyo.
Inizia un periodo travagliato, varie volte e’ tantato di tornare ad Okinawa ma l’affetto dei suoi allievi e l’appoggio di alcuni funzionari lungimiranti (tra cui Kano,
padre del JUDO) gli fanno superare i momenti difficili.

Nel 1932 istituisce, sul modello del Judo, il sistema di Kyu e Dan e la cintura nera.

Nel 1935, il Maestro scrive la sua opera più importante: “Karate-do kyohan” (Testo di insegnamento del Karate-do)

Nel 1936, grazie alla raccolta fondi promossa dal collegio degli allievi di Funakoshi (Shōtōkai) inizia la costruzione del primo dōjō dedicato esclusivamente alla pratica del Karate.
Il dōjō, ultimato nel 1938 venne denominato Shōtōkan (Shōtō era infatti lo pseudonimo utilizzato da Funakoshi per firmare le proprie poesie, Kai significa collegio, gruppo e Kan edificio, scuola).

Nel 1949 viene viene fondata la Nihon Karate Kyōkai (Japan Karate Association), il Maestro, che ne è il presidente, inizialmente gradisce la popolarità riscossa dall’ organizzazione.
In poco tempo però la JKA inizia ad essere guidata da principi ed interessi commerciali come negli sport occidentali e nel 1955 si ha il culmine con l’emanazione del regolamento per le competizioni agonistiche.
Il Maestro esprime la sua preoccupazione in quanto vede i valori essenziali del Karate-dō in forte rischio.
Lui ha sempre visto l’arte come un mezzo per perfezionare se stessi, le nuove correnti (tra cui il suo terzo figlio Yoshitaka che sara’ a sua volta una figura fondamentale per la storia del karate) credono in un’applicazione piu’ offensiva.

I maestri più legati alle tradizioni, tra cui Egami, Hironishi, Obata e Noguchi fondano nel 1956 la Nihon Karate-dō Shōtōkai (NKS) la cui Presidenza viene conferita allo stesso Maestro Funakoshi.

Il Maestro muore alle 8,45 del 26 aprile 1957 ed entra dritto nell’Olimpo degli Immortali.

Bastano queste poche righe scritte di suo pugno per capire l’essenza di tutto cio’ in cui ha creduto e che ha tramandato:

“Il vero Karate Do è questo:
ciò che nella vita quotidiana allena e sviluppa
la mente nello spirito di umiltà e,
nei momenti critici,
è totalmente devoto alla causa della giustizia.
Lo scopo ultimo del Karate Do
non risiede nella vittoria o nella sconfitta,
ma nella perfezione del carattere dei suoi praticanti”

J

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