YOEL ROMERO

40 anni il prossimo 30 aprile. Una genetica da record (anche se qualcuno instilla il dubbio di qualche “aiutino” poco lecito) che fa il paio con un livello tecnico ed atletico da atleta olimpionico hanno portato alla ribalta Yoel Romero, nato a Pinar del Rio,Cuba il 30 aprile del 1977, come uno dei top contender  della categoria dei pesi medi della UFC, notoriamente una delle più competitive ed agguerrite. Fratello di un pugile professionista, il Soldato di Dio (questo il soprannome adottato) ha costruito le sue fortune  su una strapotenza nella lotta libera che gli ha permesso di conquistare titoli mondiali, pan-americani ed, highlight della sua carriera di liberista, un argento olimpico, terminato alle spalle solamente all’immenso Adam Saitiev. E’ stato una delle punte di diamante di quella combriccola di fenomeni che comprendeva i vari Yandro “Pipito” Quintana e Mijan Lopez, grecoromanista campione olimpico uscito, agli ordini del “Puli” Filiberto Delgado, coach che ha guidato Frank Chamizo alla medaglia di bronzo a Rio 2016.Ferrato anche nel grappling e nel jiu jitsu, si narra di come, all’interno del Cerro Pelado (centro olimpico cubano in cui le varie squadre nazionali di lotta, boxe e judo preparano i grandi eventi sportivi), al termine dell’allenamento indossasse il kimono per ingaggiare feroci sparring con l’allora nazionale di judo Hector Lombard, il più delle volte riuscendo anche a prevalere. A seguito di un’edizione del Gran Prix in Germania nel 2007, non fa rientro in patria per partecipare, da professionista, alla Bundesliga di lotta libera, massimo campionato d’Europa nella disciplina. Di li a poco, inizierà la propria avventura nelle MMA, partendo in principio da leghe minori fino all’approdo in Strikeforce (dove conosce la prima e per ora unica sconfitta contro Rapael Cavalcante) prima ed in UFC successivamente. Si aggrega all’American Top Team di Conan Silveira, di stanza in Florida, ed esordisce nella massima promotion nell’aprile 2013. Da allora inanella una striscia positiva di 8 vittorie consecutive, senza peraltro ottenere la sacrosanta title shot, che invece vedrà il detentore Bisping venire sfidato dal rientrante George Saint Pierre. Personaggio contradditorio, che si pone all’attenzione degli appassionati fra una sbandierata fede religiosa ed  atteggiamenti istrionici e spesso irriverenti, rimpingua la striscia positiva vincente anche attraverso trucchi del mestiere che non lo elevano a beniamino del pubblico, che a contrario, gli riconosce le immense doti fisiche, atletiche e tecniche. Quel minuto extra di riposo fra il secondo ed il terzo round contro Tim Kennedy, l’aggrapparsi vistosamente alla gabbia per evitare il takedown contro l’altro contender Ronaldo Jacarè, la presunta violazione in materia d’antidoping che ha seguito la stessa contesa ed altri episodi controversi sono sintomatici di come il il cubano sia sbarcato in UFC non per partecipare o per vincere contest di simpatia e gradimento ma con il dichiarato intento di legarsi la cintura dei medi in vita.

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Capace di portare a terra la quasi totalità dei suoi avversari, ha stupito i fans di tutto il mondo con due mani veramente pesanti ed alcuni colpi d’incontro che gli han permesso di chiudere match difficili e tirati come quello con  Chris Weidman. Al momento non vedo all’orizzonte qualcuno che possa opporsi a cotanta potenza fisico-atletica, ad eccezione della sagoma minacciosa dell’Alligatore Ronaldo Souza, sconfitto in un equilibratissimo ed ancora oggi discusso incontro per decisione non unanime. Chissà per quanto ancora i vertici UFC riusciranno a privare questi due campionissimi dell’occasione di un attesissimo ( da loro stessi ma ancor di più dai fans) rematch, magari per il titolo. Per ora non resta che attendere l’esito della sfida fra il Conte e GSP e sperare di evitare l’ennesimo money match a scapito delle reali gerarchie che la categoria ha evidenziato. Dopo le chiacchiere staranno a zero ed il gioco si farà pesante veramente. State in campana!!

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