LEGIT: Intervista a Marc Goddard

Di Andy Costello, traduzione di Sergio Leveque, con esplicito consenso dell’autore.

Marc Goddard è una delle figure più rispettate sulla scena delle MMA britanniche. Ex combattente di alto livello, è diventato arbitro UFC, e a nostro parere è  il migliore in assoluto.

La sua esperienza come combattente lo fa brillare come metallo prezioso sul resto della categoria.

In questa intervistaci parla di Conor, Ronda, e della sua battaglia contro il peggior nemico di ogni fighter: la paura.

  1. Ciao Marc. Grazie per averci concesso questa intervista. Ad un certo punto cambiasti categoria di peso, scendendo dai massimi ai massimi leggeri, e la tua carriera sembrò decollare. Poi sei passato ad arbitrare. Se avessi continuato a combattere, mettendo insieme qualche altra vittoria, saresti potuto essere il primo uomo a combattere e poi arbitrare in UFC. Lo rimpiangi?         Grazie. Avrei dovuto combattere sempre nei massimi leggeri, che è la mia categoria naturale. Ma a cavallo del cambio di millennio non avevamo le conoscenze che ci sono ora, il taglio del peso non era praticato come oggi ed accettavamo tutti i match che potevamo. Quando vinsi il mio primo combattimento, non sapevo cosa fosse veramente la paura. Fino a che non mi ha trovato e ho dovuto affrontarla. So che potete capirmi facilmente, non è una situazione facile in cui trovarsi. (Nota dell’autore: concordo pienamente, un giorno la paura appare. E anche io ero piccolo come peso massimo, ma pensavo fosse figo combattere li perchè era la categoria regina)   Presi una pausa di due anni dalle MMA per ritrovare la giusta condizione mentale. Mi allenai allenai nel pugilato e nella lotta, e rientrai nella categoria in cui avrei dovuto sempre combattere. Non ho mai perso nei massimi leggeri ed ho fatto alcuni incontri memorabili. Ero diventato il fighter che avevo sempre saputo di poter essere. Divenne evidente nel momento di maggior necessità, nel match con il veterano UFC Ivan Serati. Sono immensamente orgoglioso di quell’incontro, fino a quel momento avevo combattuto solo con istinto e paura. Tornando indietro, ci sono molte cose che farei diversamente, ma non ho rimpianti.
  2. Sono rimasto molto colpito quando hai fatto rialzare Romero dopo che era andato in top position contro Jacare aggrappandosi alla gabbia. Per me è stata la dimostrazione di una comprensione delle dinamiche di combattimento che si può ottenere solo essendo stati in quella gabbia a fare quello che i combattenti fanno. Pensi che tutti gli arbitri UFC dovrebbero avere esperienza di combattimenti ad alto livello?             Innanzitutto ti ringrazio. Ho più volte detto in passato che gli arbitri di MMA davvero completi sono merce molto rara. Ci vogliono abilità ed esperienza. Se hai onestà, una credibile esperienza di combattimento ed un solido background nelle arti marziali, allora puoi farlo. Non voglio dire che sia necessario essere ex fighter di mma per essere arbitri. Mi vengono in mente diversi fighter che sarebbero pessimi arbitri ! Quello che è di cruciale importanza, praticamente obbligatorio, è di avere una solida esperienza nello sport, una storia concreta di allenamenti che ti portino a comprendere le dinamiche. Io continuerò sempre ad allenarmi. Fino a che il mio corpo lo permetterà, non mi fermerò. Il nostro allenatore al centro olimpico di lotta di Birmingham ha superato gli 80 ed è ancora con noi sul tatami.
  3. Quali allenatori hanno avuto la maggiore influenza su di te come fighter?                       Braulio Estrima per il BJJ. Tutti quelli del centro lotta olimpica di Birmingham. Paul Gogh e Spencer Mc Cracken per il pugilato, e Stevie B. Ho avuto il privilegio di essere allenato da alcune autentiche leggende di questo sport.
  4. Che tipo è Dana White ?                                                                                           Hahahaha! Guarda, in 10 anni di UFC, ci avrò parlato 6 o 7 volte. Non passa molto tempo con gli arbitri, e credo che sia meglio così. E’ sempre stato cortese ed educato, non ho nulla di cui lamentarmi.
  5. Credi che Ronda possa tornare ad essere dominante o è troppo tardi per lei per evolversi e raggiungere di nuovo la cima?                                                                 Possiamo riallacciarci al discorso sulla paura. Io non penso che recupererà dall’ultimo match. Ho sempre detto che c’è una ENORME differenza fra volerlo fare e pensare di volerlo fare. L’ho visto in molti fighter nel corso degli anni. Quelli che davvero lo vogliono, non devono pensarci, lo fanno e basta. Se Ronda riuscirà a rimettersi in sesto, mentalmente prima che fisicamente, e cambierà tutto il suo entourage, allora vedremo. Personalmente spero che lo faccia e ritorni.
  6. Che consiglio daresti a chi volesse intraprendere una carriera nelle MMA?                   NON AVERE FRETTA. Non è una corsa. E’ un argomento che ho affrontato spesso negli anni. L’importanza di una solida carriera dilettintistica è impagabile. C’è sempre questo atteggiamento folle per cui dopo 6-7-8 combattimenti i giovani vogliono passare professionisti.  NO. NON FATELO. Sotto questo punto di vista dobbiamo imparare dal pugilato per quanto riguarda la gestione della carriera e il non bruciarsi troppo presto. . Ai miei tempi le MMA dilettantistiche semplicemente non c’erano, ora ci sono. Appofittatene. (Nota del traduttore: Goddard si riferisce alla scena pugilistica anglosassone, dove si passa pro con una trentina di combattimenti. Non certo ad abomini italiani con “dilettanti” di 36 anni con 300 incontri)
  7. Il miglior incontro che hai arbitrato?                                                                              Spero di doverlo ancora arbitrare. Ho avutoil piacere e l’onore di arbitrare in tutto il mondo per più anni di quelli che mi piaccia ricordare. Da Anderson in Brasile a Wanderlei in Giappone. Un pubblico di 35mila persone in Svezia. Titoli mondiali UFC a Las Vegas, in Australia, Cina, Canada e così via. Ce ne sono semplicemente troppi per sceglierne uno solo. Sono grato per ogni singola volta che sono in gabbia, e questo mi fa restare con i piedi per terra. Una menzione speciale la do a Stann – Wanderlei in Giappone, Aldo – Mendes 2 in Brasile e Alex Reid – Tom Watson qui in UK.
  8. Prima di arbitrare un incontro importante provi le stesse emozioni che avevi prima di un combattimento?                                                                                             Assolutamente. Raggiungo sempre quel livello di emozione, di concentrazione e consapevolezza dell’importanza di quello che è in palio e della mia responsabilità. E’ questo che mi fa performare, è quello stesso interruttore che si accende.
  9. Chi è il tuo fighter preferito all time?                                                                                 Domanda difficilissima. Dalle leggende come Randy o BJ Penn alle icone come Anderson, GSP o Conor, ci sono così tanti fighter memorabili la fuori.
  10. Come pensi che andrà il match fra Floyd Mayweather e Conor Mc Gregor, se dovesse avere luogo?                                                                                                                                   Sulla carta tutto fa pensare ad una facile vittoria di Floyd con verdetto ampio, ma c’è un ma. Una volta ho visto Mayweather sembrare quasi umano: quando Shane Mosley lo colpì. E guardiamo anche il suo match con Zab Judah, ebbe problemi con il mancino. Mayweather non è sempre il massimo da guardare,  dal punto di vista dello spettatore medio. E’ un maestro di tecnica, probabilmente il miglior artista della difesa di ogni tempo. Sia i puristi che i pugili lo adorano, ma a volte il pubblico dal palato meno raffinato può trovarlo noioso. Sulla carta Mayweather fa quello che vuole di Conor, ogni giorno della settimana. Ma Conor è imprevedibile, ha senza dubbio  la mano pesante, ed è il fighter più determinato e forte mentalmente che abbia mai visto. E’ più giovane, ha fame, ed è scomodo da affrontare. Ha una fiducia incrollabile in se stesso e, credetemi, la chance di colpire duro Floyd e metterlo fuori combattimento. Io sicuramente guarderò il match, ed è di questo che stiamo parlando, giusto? Un match che venderà tantissimo. E se lui metterà a segno quel colpo, se realizzerà l’impossibile, internet esploderà letteralmente.

Grazie Marc, sei stato davvero molto gentile

Grazie a voi!

Si ringrazia Andy Costello per averci concesso di tradurre la sua intervista.

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