Christy Mack – “l’esperienza peggiore della mia vita: diceva che mi avrebbe ucciso”

Amici di MMA Arena oggi parliamo di un tema molto delicato che abbiamo già affrontato attraverso il progetto “Donne in guardia”, la cui testimonial era Gloria Peritore: la violenza sulle donne. Questa volta lo facciamo col racconto di una ragazza Christy Mack, che ha subìto atti di violenza fisica e psicologica da parte del suo ex fidanzato Jon Koppenhaver. Ex lottatore UFC e Bellator, ora conosciuto come War Machine, che ha finalmente pagato per i suoi orribili crimini.

Durante un incidente nel 2014, War Machine rapì e torturò Christy, sua ex fidanzata, e il suo compagno.

L’aggressione sessuale e le botte selvagge che ne seguirono scioccarono il mondo delle MMA e non solo.20170608_165539

Sebbene la sua difesa abbia provato a negare tutto, questa settimana l’inevitabile per lui è accaduto: War Machine è stato condannato a 36 anni di carcere, questo vuol dire che non vedrà la luce del giorno fino all’età di 71 anni.

20170608_165648.pngDurante una dichiarazione a seguito della sentenza, Christy ha raccontato ciò che può essere descritto come una storia di dolore. Ha scritto una lettera perché sentiva il bisogno di buttare fuori tutto ciò che aveva dentro, dopo tre lunghi anni si può dire “sollevata” che sia tutto finito. Ha dichiarato che questa sarà l’ultima volta che dirà qualcosa di questo caso e su come l’ha colpita personalmente.

Ecco la sua lettera:

“La scorsa notte ho guardato le cose che ho dovuto scrivere nei miei diari quando avevo bisogno di far uscir fuori le parole. Li ho tenuti così da non dover pronunciare quelle parole che sapevo essere sbagliate. Rileggendoli, ho pensato che mi avrebbe aiutato a rinfrescare la mia memoria su come era tre anni fa, quando l’accaduto era ancora fresco. Ma mentre li guardavo, mi sono resa conto che non avevo la consapevolezza di cosa stesse accadendo. Ancora mi porto addosso gli stessi sentimenti e ricordi che ho oggi. Io amo Jon, e so che in qualche modo mi ha amato anche lui. Eravamo lontani dall’essere una coppia comune in una relazione semplice. Non avevamo lavori normali. Non avevamo orari normali. Avevamo l’opportunità di passare molto tempo insieme, e abbiamo condiviso ogni aspetto delle nostre vite col mondo intero. Quando ci siamo conosciuti non stavo cercando una relazione né altri tipi di compagnia. Ero malata il giorno che abbiamo lavorato insieme, sembrava sinceramente preoccupato per la mia salute e continuava a controllarmi anche nei giorni a seguire. Quando mi sono sentita meglio, ha pianificato di vederci a Las Vegas, e dopo quello i primi tre mesi che eravamo insieme erano bellissimi. Era così interessato a me. Era pieno di energia e di passione per ogni cosa. Sono stata attratta dalla sua tenacia, e Jon era diverso da tutti quelli che avevo conosciuto.20170608_165726.png Dopo i primi mesi le cose hanno iniziato a cambiare. È iniziato con uno schiaffo e subito è diventato peggio. Mi sono aperta la testa cadendo sul camino. Sono stata tirata su per la gola innumerevoli volte, strozzata, trascinata dalla testa. Sono stata presa a pugni e calci, soffocata e presa a morsi. Sono stata stuprata e torturata. Mi ricordo che cercavo di prendere fiato per urlare mentre mi teneva una mano sul naso o sulla bocca, senza sapere se sarei stata in grado di respirare di nuovo. È l’esperienza peggiore della mia vita, e ho passato queste cose talmente tante volte che non posso contarle, e mi viene ancora da piangere ogni volta che penso a come mi sentivo. Indietreggiavo ogni volta che qualcuno mi metteva una mano vicino alla faccia. Trattenevo il respiro quando sentivo un rumore strano. Ero diventata inconsolabile quando sentivo genitori sgridare i propri figli, perché dicevano parole che avrei potuto sentire dal mio aguzzino – costantemente mi rimproveravo, chiedendomi per cosa dovevo scusarmi, chiedendomi perché stavo piangendo, chiedendomi perché dovevo fare tutte queste cose. Mi picchiava o soffocava finché non smettevo di piangere o non svenivo. Adesso mi sento a disagio vicino o uomini o persone in generale. Non esco da casa mia se non scortata o non esco proprio per niente se possibile. Ho ridotto la lista delle persone di cui mi fido a cinque, questo significa non lasciare la casa per giorni o settimane a volte. Ho iniziato ad andare in palestra recentemente e ho un allenatore, come modo per cercare di uscire di casa perché so che questo non è un modo di vivere.20170608_165748.png Dovrei dire queste cose perché sento che dovrei essere al sicuro in casa mia, ma non è vero. Avevo la polizia che veniva più volte senza sapere se il rumore che avevo sentito fosse qualcosa di innocuo o qualcuno che cercava di uccidermi. Non posso più comportarmi normalmente. Non vedo i miei amici, e non ho relazioni. La mia famiglia ha notato un cambiamento in me e hanno dovuto affrontare dei cambiamenti. Mia madre si è trasferita a Las Vegas con me quando sono venuta dall’Indiana. Viveva con me e ha visto la mia relazione con Jon dall’inizio alla fine. Quando sono finita in ospedale, lei si sentiva in colpa e accusava se stessa per non aver riferito degli abusi di cui era testimone. Mentre stavo in un letto d’ospedale, è venuta da me e io le ho detto di non piangere. Non mi ero vista, ma sapevo che stavo sanguinando. Da quel giorno, abbiamo perso quasi venti chili a testa. Siamo diventate entrambe timorose di chi ci stava intorno, e non ci siamo mai più sentite al sicuro veramente. Negli anni ho provato a riguadagnare la mia indipendenza. Adesso vivo da sola, con un avanzato sistema di sicurezza, e ogni tanto viaggio, ma mai da sola. Se per più di 12 ore non parlo con mia madre, lei inizia a pensare al peggio. Vuole assicurarsi che io non venga presa e picchiata con la forza un’altra volta. Potrei dire che è una paura irrazionale la mia, ma dopo anni in cui mi sono sentita dire che avrebbe mandato delle persone a cercarmi se l’avessi detto a qualcuno, non credo che sia tanto sbagliato. Dal giorno in cui ho potuto vedere lo schermo del mio tablet, ho letto messaggi e mail con i dettagli di quello che mi avrebbe fatto. Diceva che avrebbe finito il lavoro e mi avrebbe ucciso. Diceva che ero solo una puttana e che ho avuto quello che mi meritavo. La sua difesa sosteneva che non era così cattivo, e che io stavo facendo tutto questo per attirare l’attenzione. Mi arrivava una marea di tweet su come mi avrebbe picchiato e stuprato finché non portava a termine il compito. Vivo nella costante paura che possano succedere altre cose di questo tipo basate su questa convinzione che lui non ha fatto niente di male.20170608_165803 L’unica nota positiva che posso trovare in questa vicenda è l’aiuto che sono riuscita a dare alle persone. Non mi sarei mai aspettata così tante lettere e messaggi di persone che mi raccontavano le loro storie e condividevano le loro esperienze intime con me. Dopo che ho lasciato l’ospedale, ho passato ore ogni giorno leggendo questi messaggi e sentendo tutte le profonde emozioni che hanno messo nelle loro parole. Sarà con me per molto tempo il ricordo di tutte le cose orribili che queste persone hanno vissuto e tutta la crudeltà e l’odio del mondo. Ho realizzato che potevo morire, anzi che sarei morta. Non so perché mi sono rialzata. Mentre stavo a terra, picchiata e sanguinante, non sentivo niente. Ero completamente intorpidita. Sarei potuta stare a terra e morire e non sentire niente quando aveva quel coltello. Ma ho preso quelle lettere come un segno, che avrei potuto aiutare gli altri con la mia esperienza. Dopo anni adesso, le persone mi dicono quanto la mia storia e il vedermi in piedi di fronte al mio aguzzino le abbia aiutate. Non posso dire quante donne, uomini e persino bambini hanno chiesto consigli e pareri. Alcuni di loro vogliono solo essere ascoltati e condividere i loro disagi con qualcuno che li capisca. Questo è qualcosa che mi motiva ogni giorno e mi fa continuare a condividere la mia vita, anche quando diventa quasi insopportabile. È dura dover dire alla gente quanto fa male sentire le cose crudeli che le persone mi dicono ogni giorno, o anche stare da sola nella mia stessa casa. Non sento di dover condividere i miei veri pensieri o sentimenti più di tanto, o di parlare dei modi in cui questo mi ha condizionato personalmente. Sento che devo restare forte per ogni donna che trova il coraggio di lasciare la situazione di abusi e di andare avanti. Ogni giorno è un’opportunità per cercare di migliorare me stessa, lavorare sulla mia salute mentale e perfezionare le mie relazioni con chi mi circonda. Ci sto ancora lavorando. Non so per quanto tempo meriti di stare in prigione.20170608_165818.png Non so quanto tempo servirà per sentirmi meglio. Quando eravamo in contatto prima ancora che il processo iniziasse, con i patteggiamenti, la signora Bluth mi ha chiesto se 16 anni erano sufficienti. Ci ho pensato, e ho detto che potrei costruirmi una buona vita in 16 anni. Non lo so se la mia vita sarà completa in 12 o 20 o persino 30 anni, e nemmeno voi. Ma quello che so per certo è che quando uscirà mi ucciderà. L’esito di oggi non è una mia decisione, ma ho avuto fiducia della Corte per l’intero processo e spero che il sistema giudiziario non mi abbandoni dopo tutti questi anni da vittima. Vorrei dire a tutti che possono fidarsi del sistema giudiziario, e che dovrebbe denunciare i loro aguzzini. Ci sono persone, donne e uomini simili, che non seguono la strada della giustizia e lasciano che le cose facciano il loro corso. E voglio dire che sappiano che c’è la giustizia là fuori. Grazie.”

Ora quello che mi sento di dire è DENUNCIATE! Non è una situazione semplice certo, però dovete trovare la forza e il coraggio in qualche modo. In tutto questo lo sport può tornare utile perché rafforza non solo il fisico ma anche la mente e il carattere, e si ha una maggiore consapevolezza di se stessi. Ricordate che l’amore NON è violenza. La cosa migliore davanti al primo comportamento violento è troncare, anche se purtroppo questo spesso non accade.

Un abbraccio dalla vostra Xena.

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