UFC FIGHT NIGHT SINGAPORE: RECAP

Ciao a tutti! La UFC è tornata in Asia con la card di sabato, che gli appassionati italiani hanno potuto seguire, per una volta, comodamente all’ora di pranzo. Non è stata una delle migliori card dell’anno con diversi match finiti ai punti e i pronostici tutti rispettati. Andiamo a rivivere i match della main card.

Rafael Dos Anjos vs Tarec Saffiedine

Cominciamo con il debutto nei welter dell’ex campione dei leggeri, il brasiliano RDA. Ad attenderlo in gabbia ha trovato l’ex campione strikeforce, il pericoloso striker Tarec Saffiedine. La prima azione illustra bene quello che sarà un pò il leitmotiv dell’incontro: Tarec parte con un high kick che RDA blocca, e risponde con un preciso calcio circolare alla figura. Questa sarà in generale la chiave dell’incontro, con il brasiliano che avanza, e con grande scelta di tempo riesce a lavorare molto bene al corpo. In diverse occasioni Saffiedine ha visibilmente accusato i body shots del mancino brasiliano, specialmente il gancio destro. Nelle fasi di lotta e a parete, Dos Anjos non sembra aver accusato il cambio di categoria, continua come nei pesi leggeri a lavorare di forze, con grande efficacia. Consideriamo che Tarec ha un rate di difesa dai takedown di oltre il 90%, e nonostante questo in diverse occasioni il brasiliano è riuscito a portarlo a terra e controllarlo. Sul finire della prima ripresa Tarec incassa molto bene una splendida ginocchata saltata, e riesce a legare prevenendo ulteriori danni. Nella seconda ripresa Saffiedine porta l’avversario a parete e raggiunge la posizione di double underhooks, ma RDA entra in presa thai e di forza lo costringe con le ginocchia a terra. Nonostante Saffiedine avesse preparato il match in Thailandia proprio per contrastare la muay thai dell’ex campione, Dos Anjos si mostra nettamente superiore nel clinch thai, ripeterà altre due volte questa azione di forza dal double collar nel corso del match. Nel terzo Saffiedine rallenta, mostrando l’efficacia del lavoro al corpo del brasiliano, che approfitta per controllare con sicurezza l’andamento del round, mettendo a segno qualche altro buon colpo per assicurarsi una netta vittoria ai punti. Si è presentato benissimo RDA, personalmente non credo che possa essere competitivo con i migliori 3 pesi welter dell’UFC, ma per il resto se la gioca con tutti.

Colby Covington vs Dong Hyun Kim

Altro confronto interessante nei pesi welter. Qui abbiamo assistito allo scontro fra un lottatore e un judoka, in cui il judoka, Kim, non è riuscito a trovare il giusto tempo per le sue entrate, finendo sovente per dare la schiena all’avversario che lo controllava. Già nel primo round, Colby ribalta Kim dopo aver subito un taedown, lavora da top position, senza far grossi danni, ma comunque controllando, Kim si rialza e prova a lavorare i colpi, ma non riesce a dare continuità all’azione e subisce altri due takedown dell’americano che si aggiudica il round. Il secondo viene speso prevalentemente a parete, con Colby che controlla la schiena e mette a segno diverse ginocchiate e un buon overhand sinistro. Sul finire del round Kim riesce a mettere a segno una proiezione d’anca ma Covington cade in ginocchio e si rialza istantaneamente senza lasciare a stun gun la possibilità di stabilire un controllo a terra. Nel terzo Kim prova a scambiare in piedi, ma nonostante l’allungo non trova la misura e viene spesso centrato dal pericoloso sinistro di Colby. Ancora la sequenza tentativo di double- single – controllo della schiena in piedi porta Covington a controllare, e a lavorare con le ginocchiate un Kim che non sembra avere soluzioni. Finisce il match con la netta vittoria ai punti dell’americano che si esalta come se avesse messo ko un top contender e inizia a chiedere chance titolate, fra i fischi del pubblico. Attendiamo Covington a test più probanti per vedere se c’è della sostanza dietro il suo tentativo di costruire hype. Dong appare lontano dalla forma migliore, forse un cambio di camp potrebbe aiutarlo a risalire la classifica.

Andrei Arlovsky vs Marcin Tybura

L’emergente peso massimo polacco era atteso al test della vecchia leggenda, il pitbull russo. Succede quasi tutto nel primo round. Tybura blocca un calcio e porta a terra Arlovsky, che schiena a terra è stranamente passivo. Non prova nulla dalla guardia, limitandosi a controllare. Segnale preoccupante considerato che il russo è un grande esperto di Sambo. Tybura prende coraggio, passa la guardia, si porta in monta e comincia a scaricare ground and pound. Con oltre due minuti alla fine del round, il match sembra finito, ma Arlovsky si muove molto, riesce a schivare la maggior parte dei colpi e a convincere l’arbitro di starsi difendendo con intelligenza. A 15 secondi dal termine Arlovsky sfrutta uno sbilanciamento e si rimette in piedi. Tybura è completamente esausto, ha dato tutto nel tentativo di chiudere il match, Andrei spara le sue cartucce e mette a segno degli ottmi pugni, ma anche lui è a corto di fiato e non riesce a concludere. Nel secondo il polacco abbassa nettamente il ritmo, badando a recuperare fiato e non correre rischi. Passano buona parte del round in clinch a parete, Arlovsky mette a segno un takedown ma Tybura si rialza immediatamente e tornano a parete, non accade molto altro. Nell’intervallo all’angolo del polacco dicono di portare il match a terra e chiudere. Ed  è esattamente quello che Marcin fa, mette a segno il takedown, passa la guardia, Arlovsky recupera brevemente la mezza, poi il polacco va in monta, Arlovsky cede la schiena , poi torna in monta, prova uno scramble, riesce a sbilanciare il polacco ma alla fine si trova di nuovo in mezza guardia sotto. Finisce il round e viene proclamato vincitore per 29-27 Tybura. Peccato, perchè con l’Arlovsky non dico di dieci anni fa, ma di due anni fa questo polacco non finiva la prima ripresa. Probabilmente è tempo che Pitbull consideri il ritiro.

Main Event 

Holly Hom vs Bethe Correia

Le due atlete cominciano con un ritmo molto basso, si studiano, la Holm al centro che prova a far valere l’allungo e la tecnica, la Correia che le gira intorno e prova ad aggredire a folate. Succede veramente poco, il pubblico rumoreggia e l’ottimo Marc Goddard invita le atlete ad essere più attive. Stesso copione all’inizio del secondo, molte finte della Holm, molto taunting della Correia che provoca ripetutamente l’avversaria invitandola ad attaccare. Goddard decide di averne abbastanza, da lo stop e chiama le atlete al centro. La frase è emblematica: “I respect gameplans, but you have to make something happen”. Capisco che avete un paino, capisco la tattica, ma qui deve succedere qualcosa. Ottimo intervento. Personalmente sarei per la reintroduzione dei cartellini gialli, come nel Pride. La Correia raccoglie l’invito, si fa più pressante, mette a segno un colpo e riesce brevemente a controllare l’avversaria con una presa in cintura da dietro. Finisce la ripresa e si va al terzo. La Holm parte con un circolare al corpo che Bethe blocca. La Correia abbassa le mani e invita l’avversaria ad attaccare. Provocazione a due mani che viene prontamente raccolta da Holly che la mette ko con un high kick sinistro. Lo stesso calcio che pose fine al regno di Ronda. Nell’intervista post match la Holm ha detto che si aspettava i fischi ma aveva preparato in questo modo il match, aspettando che Bethe facesse un errore.

 

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