Clay “the carpenter” Guida

Un personaggio molto curioso nel panorama UFC è l’americano di origini italiane Clay Guida.

Il trentacinquenne è nato e cresciuto nell’Illinois, ma i genitori sono italiani.

Buon sangue non mente: ha un fratello maggiore, Jason, che ha combattuto in diversi circuiti di mma tra i quali Bellator.

Clay ha iniziato a praticare wrestling all’età di 5 anni e ha proseguito fino al college, dove ha vinto un titolo nazionale nella sua categoria di peso.

Si cimenta anche in altre discipline, fino ad arrivare al debutto professionale nel mondo delle mma nel 2003: primo match per lui che non va nel migliore dei modi, infatti perde al primo round per sottomissione (rear-naked choke).

Nei cinque incontri successivi è un susseguirsi di alti e bassi: ne vince tre e ne perde due, arrivando così ad accumulare un record di 3-3.

Quando si arriva con un record del genere è come trovarsi a un bivio: ogni match che segue diventa fondamentale per evitare di declinare la propria carriera in negativo, soprattutto se un atleta punta in alto e vuole arrivare ai vertici delle migliori promozioni.

Forse è questo il pensiero che è passato per la testa al buon Clay, visto che ha vinto 15 match consecutivi, di cui 9 per sottomissione e 3 per KO/TKO. Tra le sue vittorie potremmo menzionare quella contro il polacco Bart Palaszewski che ha militato nella World Extreme Cagefighting e in UFC.

Questa scia positiva viene interrotta a KOFC: Redemption on the River in cui perde per sottomissione (rear-naked choke) dopo un minuto del primo round.

Nel 2006 firma con la Strikeforce e dopo solo un mese fa il suo debutto promozionale contro Josh Thomson in un match valido per il titolo dei pesi leggeri:1498770327046.jpg Clay vince per decisione unanime. Tuttavia sarà campione per poco tempo, infatti tre mesi dopo perde la cintura contro Gilbert Melendez per split decision.

Dopo aver perso l’incontro successivo in Giappone nella Shooto, Guida fa il suo debutto nella World Extreme Cagefighting vincendo per decisione unanime.

E con un record complessivo di 20 vittorie e 6 sconfitte, entra anche lui a far parte della prestigiosa promozione americana Ultimate Fighting Championship.

Esordisce a UFC 64 con successo, infatti si porta a casa un’altra vittoria per sottomissione (rear-naked choke) a pochi secondi dalla fine della seconda ripresa.

A seguito di due sconfitte, di cui una contro Tyson Griffin (Fight of the Night)griffin_vs_guida_021.jpg – considerato da molti il miglior match del 2007 con i due contendenti che non hanno risparmiato un solo colpo – si rifà battendo il veterano PRIDE Marcus Aurélio per split decision.

Partecipa anche a The Ultimate Fighter 6 Finale dove perde per sottomissione (rear-naked choke) da parte di Roger Huerta.

Tra le altre notevoli vittorie dobbiamo ricordare sicuramente quella contro Nate Diaz – per split decision – 1498775689206.jpgche gli fa guadagnare il premio di Fight of the Night, e anche Rafael dos Anjos:1281645375.g.jpg con un gancio nel primo round è sembrato che Guida avesse rotto la mascella di dos Anjos, che non ha resistito e ha dovuto battere al terzo round a causa della pressione fatta sulla mascella con la sottomissione. A seguito del match il brasiliano dichiarò

“La verità è che, dopo che mi ha rotto la mascella, ho iniziato a sentire una serie di scosse nella mia testa, era davvero strano. Ogni pugno o pressione in quella zona hanno fatto diventare il dolore ancora più forte, tanto da perdere la mia forza. E quando ha fatto pressione in quel punto non ce l’ho più fatta. Credo che tutti abbiano visto che sono stato il migliore nel match. Se non mi avesse rotto la mascella, avrei vinto io.”

Nel 2011 prende parte ancora una volta al reality The Ultimate Fighter: team Lesnar vs team dos Santos Finale: batte il contendente numero 1 per il titolo dei pesi leggeri Anthony Pettis.

Degli ultimi 10 incontri disputati ha vinto 4 volte, di cui l’ultima proprio questa domenica contro Erick Koch per decisione unanime.20170630_011055.png E nella conferenza stampa dopo il match, a proposito dell’età, ha dichiarato

“Non vorrò fare questo quando avrò 40 anni, amo Fedor per essere l’uomo che è, va là fuori e combatte. È grandioso. È un maestro. Ma questo non è per tutti. Non voglio combattere quando avrò 40 anni. Voglio essere un coach e aiutare gli altri maestri e cose del genere. E vedere tutti i progressi dei lottatori.”

Certo l’età è sempre una questione soggettiva, comunque non si può dire che non abbia carisma: che sia dovuto anche al suo aspetto? A tal proposito un fatto molto curioso lo ha visto coinvolto: non fu incluso nel videogioco UFC 2009 Undisputed a causa di problemi tecnici dovuti ai suoi lunghi capelli, Dana White gli offrì 10000 dollari per tagliarseli ma Clay rifiutò. Forse più che “carpentiere” dovrebbe essere chiamato “cavernicolo”. Ma in qualunque modo lo vogliamo chiamare resta il fatto che ha una carriera di tutto rispetto con 50 match all’attivo, con alti e bassi.

Da come è stato chiamato probabilmente i genitori hanno visto in lui da sempre un piccolo combattente… perché sentendo il nome Clay non si può non pensare al grande Muhammad Ali.

Perciò vi lascio con un pensiero di questa leggenda che ha ispirato tanti fighter (e credo anche Clay):

Ali2.jpg“I campioni non nascono in palestra, sono fatti di qualcosa che viene dal loro profondo: un desiderio, un sogno, una visione.”

Un abbraccio dalla vostra Xena.

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