Wladimir Klitschko, robottone noioso o Hall of Famer?

È di due giorni fa l’annuncio del ritito di Dr SteelHammer, Wladimir Klitschko.

Nato il 25 marzo del 1976 a Zhangiztobe, Kazakhistan dove era di stanza il padre colonnello dell’Armata Rossa, Wladimir segue le orme del fratello maggiore, Vitali, anche lui grande campione. Già da dilettante domina la scena mondiale, con un record di 134 vittorie, di cui 65 prima del limite, e sei sole sconfitte. Conquista l’oro olimpico nel 1996 ad Atlanta e passa professionista. Sotto la guida di Fritz Sdunek vince 24 incontri consecutivi, di cui 23 prima del limite, fra il 16 novembre 1996 e il 14 novembre 1998. 24 match in due anni, da peso massimo, è un record che non ha paragone nella storia dei pesi massimi moderni. Il 5 dicembre dello stesso anno, nella sua Kiev, incappa nella prima sconfitta da professionista contro Ross Puritty. Il modesto journeyman americano sfodera la prestazione della vita, resiste alle sfuriate di Klitschko, contiene, lo fa stancare e all’undicesimo round lo manda KO. La stampa specializzata comincia a malignare, mettendo in discussione la tenuta atletica e la mascella del fuoriclasse ucraino.

“non sono stato in grado di controllare le mie emozioni di fronte al pubblico di Kiev. Di solito riesco a restare freddo e concentrato sul ring, quella sera non ne sono stato capace. Ho sprecato energie e sprecato colpi. La sconfitta mi fa malissimo, ma ho guadagnato tanto in esperienza. Ora sono più maturo. Ho lasciato che mi facesse stancare. Ero sicuro che lo avrei messo ko, moltissimmi pugili sarebbero andarti ko con i colpi che ho portato a lui, invece sono stato io ad essere colpito duro. Succede.” Queste le dichiarazioni di Wladimir all’indomani della sconfitta. Lo stesso Puritty, anni dopo, dichiarò: “sono convinto che se fosse stato più paziente e si fosse limitato a boxarmi, avrebbe vinto.”

Qui gli highlights del match:

Wladimir rientrò il 13 febbraio del 1999 mettendo KO l’imbattuto Zoran Vujecic. Dopo altre tre vittorie conquistò il titolo europeo il 25 settembre dello stesso anno, contro Axel Schulz. Aòltre cinque vittorie per KO contro contender del calibro di Monte Barrett e David Bostice lo portano alla sfida mondiale contro Chris Byrd, che aveva conquistato il mondiale WBO detenuto dal fratello Vitali. Era la sua serata. 14 ottobre 2000, in un’unico match aveva l’occasione di vendicare il fratello, costretto all’abbandono per infortunio contro Byrd, e conquistare il suo primo mondiale. Wladimir dominò il talentuoso mancino statunitense, vincendo tutti i round e meritandosi l’ampia Unanimous Decision. 400px-Klitschko-Byrd1.jpg

Wladimir è sul tetto del mondo, si parla di superfight contro Lennox Lewis e sembra inarrestabile. Difende il titolo per cinque volte consecutive, mandando KO i veterani Botha e Mercer, oltre a Big Time McCline. La sera dell’8 marzo 2003 è atteso alla sesta difesa, contro il sudafricano Corrie Sanders. A 33 secondi dallla fine del primo round, Sanders mette a segno un fortissimo corto sinistro che scuote il campione, lo atterra, Wladmir resiste fino alla fine del round ma non recupera, e nel secondo viene atterrato e stoppato. Qui possiamo vedere il match

Di nuovo la tenuta e la mascella di Wladimir vengono messi in discussione, voci interne all’ambiente dell’ucraino parlano di litigi con l’allenatore e con il fratello Vitali prima e dopo il match. Addirittura Zdunek dichiara alla stampa, dopo il match, che in caso di ulteriore sconfitta, avrebbe consigliato a Wladimir di ritirarsi. Un allenatore che fa in pubblico una dichiarazione del genere a proposito di un suo pugile dovrebbe essere mandato a fare l’allevatore. Wladimir rientra e mette insieme due vittorie per KO. Nel frattempo Sanders aveva lasciato vacante il titolo WBO per andare ad affrontare Vitali per il WBC lasciato da Lennox Lewis.  Quindi per Wladimir si aprono le porte per la riconquista del titolo WBO, contro l’americano Lamon Brewester, pericoloso picchiatore e cugino di quel Byrd contro cui Wladimir aveva conquistato il primo titolo. La sera del 10 aprile 2004 Wladimir poteva realizzare il sogno dei fratelli Klitschko, essere contemporaneamente campioni del mondo in diverse sigle. Il match si mette subito bene, Wladimir domina con il jab, sembra colpire a piacimento l’americano senza prendere rischi, mette anche al tappeto l’avversario, veramente una bella prestazione, quando Brewster improvvisamente mette a segno due ganci sinistri terribili che piegano le gambe di Wladimir, lo scambio procede oltre il gong della fine del quinto round, dopo la campana Wladimir cade in ginocchio, si rialza a fatica, ma l’arbitro decreta il TKO. E’ il punto più basso della carriera di Klitschko, che rompe con Zdunek e litiga con il fratello. Tutti lo danno per finito. Come spesso accade nella vita dei grandi, il punto più basso coincide con il punto di svolta.7ab474fd1779041e1f0f6a706700fd8d

Il grande Emanuel Steward si offre di lavorare con Wladimir, dicendo che può correggere i suoi difetti e trasformarlo. E’ esattamente quello che fa Steward. Con un lavoro psicologico prima ancora che tecnico, ricostruisce l’autostima del campione. E lo trasforma. Da attaccante a volte confusionario, con tendenza a scomporsi, diventa il perfetto computer del ring. Sfrutta alla perfezione l’allungo, e prende sempre meno colpi. Nei primi match dopo la cura Steward, attraversa qualche momento difficile, ma a differenza del passato, dopo aver incassato un colpo ed essere andato al tappato, si rialza e vince in modo convincente il match. Lo fa sia con DaVarryl Williamson che con Eliseo Castillo. Proprio i knockdown subiti consecutivamente in questi match portano Don King ad offrire a Wladimir la semifinale mondiale contro il suo pupillo, l’incubo nigeriano Samuel Peter. Peter è un picchiatore basso e con le mani pesanti. Una versione migliorata di Lamon Brewester, e in quel momento la scelta di Don King sembra la più logica, mettere davanti al suo picchiatore un uomo dalla mascella sospetta che tende ad andare a terra. In realtà sarà il match della consacrazione della nuova versione di Wladimir. Peter fa un match estremamente sporco, fatto di tenute testate e colpi dietro la nuca, ma l’arbitro gli fa passare tutto, addirittura conta per due volte Wladimir su atterramenti dovuti a colpi palesemente irregolari. Ma Wladimir vince tutti i round boxando con grande intelligenza, e si merita la vittoria per decisione unanime e la sfida mondiale per il titolo IBF detenuto dalla sua vecchia conoscenza Chris Byrd. Il 22 aprile 2006 Wladimir Klitschko è di nuovo campione del mondo. Batte Byrd per TKO e inizia un regno che durerà ininterrotto, senza perdere un solo round, fino al novembre 2015. Quasi 10 anni. Ventidue incontri per il mondiale consecutivi vinti. E’ questo il periodo che dobbiamo analizzare per definire la carriera di Wladimir. Fiumi di inchiostro sono stati versati dai detrattori, che definivano Wladimir noioso, monocorde, una sorta di robottone inguardabile che faceva addormentare i tifosi. Il nostro parere è che un uomo che ha messo a dormire Austin, Brewester (che lo aveva battuto), Rahman (che aveva battuto Lewis), Chambers, Peter (che nel primo match lo aveva atterrato 3 volte), battendo nel frattempo tutti gli sfidanti più pericolosi, senza evitarne nessuno, da Haye a Povetkin e riunificando tutti i titoli tranne il WBC che era in mano al fratello, non può non essere considerato fra i grandi di ogni tempo. Il 25 ottobre 2012 si spegne Manny Steward, l’uomo che più di tutti ha forgiato Wladimir. Klitschko non prende un nuovo allenatore. Dichiara che non ci sarà nessuno dopo Manny. Semplicemente, il suo sparring partner, Jonathon Banks, diventa anche il suo uomo d’angolo. E’ comprensibile e rispettabile la scelta di Wladimir, ma forse se avesse avuto ancora Manny nell’angolo, la sera del 28 novembre 2015, non avrebbe ceduto il titolo a Tyson Fury. Certo, quella sera l’irlandese compì un capolavoro tattico, imbrigliando Wladimir ed impedendogli di esprimersi, ma l’angolo dell’ucraino rimane colpevole di non aver avuto un piano B. Paradossalmente, il match che ha avvicinato più tifosi a Wladimir è stato l’ultimo, in cui si presentava come sfidante del suo ex sparring partner, Anthony Joshua. E’ stato un match da annoverare fra i grandi della storia del mondiale dei pesi massimi, e abbiamo avuto l’onore di commentarlo in diretta per voi su queste pagine. A 41 anni Wladimir ha sfiorato l’impresa, mettendo anche al tappeto il giovane campione, per poi soccombere per KO all’undicesimo round. Fino a pochi giorni fa si parlava di una rivincita, ma ieri è arrivato l’annuncio ufficiale del ritiro. E’ quindi il momento dei saluti, il momento di cercare di inquadrare nella giusta prospettiva la carriera di Wladimir Klitschko. Ed è una carriera da Hall of Fame.

In tempi non sospetti, quando tutti attaccavano il robottone noioso, inguardabile e privo di veri avversari, dominatore di un’era decadente dei pesi massimi, noi affermavamo che dopo il ritiro si sarebbe parlato di lui come uno dei grandi di ogni tempo. Il tempo ci sta dando ragione. Già oggi tutti saltano sul carro del fenomeno che lascia un grande vuoto nella boxe.

Noi possiamo solo ringraziarlo per le grandi emozioni e le grandi battaglie che ci ha regalato. Grazie Wladimir, grazie Campione.

 

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