Jon Jones: analisi di una caduta

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Poco più di un mese fa Jon Jones batteva in maniera perentoria Daniel Cormier , si riprendeva la cintura dei mediomassimi e riproponeva il suo nome come il più grande di sempre nelle MMA mondiali.  Incoronazione legittima,  a 30 anni il ragazzo da Rochester ha all’attivo un record di 23-1 , 8 difese del titolo e la sua riconquista dopo che gli è stato levato a seguito della brutta storia dell’incidente d’auto con omissione di soccorso.

Una decina di giorni fa è arrivata la doccia fredda, Jones è risultato positivo al  controllo antidoping sostenuto il giorno prima del match: nelle sue urine sono state trovate tracce di uno steroide(http://www.my-personaltrainer.it/sport/turinabol-effetti.html).

IL mondo delle MMA, seppur distratto dall’imminente match tra Mayweather e McGregor, è rimasto di sasso:  Jones non è nuovo a problemi all’antidoping e a casini in genere ma stavolta tutti avevano apprezzato il lieto fine della storia, quella del campione che cade, si rialza e alla fine si riprende ciò che gli spetta.

Ora la favola rischia di tramutarsi in tragedia,  la carriera di Bones è in mano a Usada che sta indagando sulla questione e deciderà di eventuali squalifiche (essendo recidivo sarebbero almeno 4 anni se non gli venissero riconosciute delle attenuanti) e alla Commissione Atletica del Nevada che come pare scontato tramuterà la vittoria  in No Contest restituendo la cintura a Cormier.

Alcuni non sono convinti della colpevolezza, va detto. Si domandano come mai Jones è passato indenne attraverso una miriade di controlli random per poi farsi beccare nell’unico che era certo di dover sostenere, il giorno prima del match. Altri sostengono dell’inutilità di assumere uno steroide a così breve tempo dall’incontro, mancherebbe il tempo materiale per trarne benefici.   I difensori più strenui hanno parlato di complotto ai suoi danni ma qui ci chiediamo a chi giova un Jones positivo:  non certo a tutti coloro che sono vicini a lui e non certo a UFC che aveva trovato la seconda gallina dalle uova d’oro dopo McGregor.  Vogliamo credere che un qualche nemico personale gli abbia messo lo steroide nel latte bypassando tutte le precauzioni che vengono prese dall’entourage dell’atleta nel periodo “in competition?” Non impossibile ma dannatamente improbabile!

Più che altro gli appassionati non riescono a credere che un atleta così forte, così perfetto a livello tecnico, uno che rappresenta l’idealizzazione di un fighter di MMA, debba essersi dopato,  non riescono proprio a digerirlo. Anche noi facciamo fatica e speriamo che la difesa riesca a provare una qualche contaminazione su qualcosa che Jones ha ingerito ma…ma non ce la sentiamo di nasconderci dietro a un dito. Le possibilità che un atleta possa aver assunto inconsapevolmente sono già poche (ma non nulle). quelle che possa essere successo a uno che è già stato beccato, per motivi diversi, altre 2 volte, ci sembrano infinitesimali.

Il Turinabol è ben conosciuto da tanti anni nel mondo dell’antidoping,  viene chiamato “la droga dei furbetti” per la proprietà di sparire dal sangue in pochissimo tempo.  La gente normale magari non lo sa, quelli che si dopano e che di solito hanno una conoscenza superiore a quella dei farmacisti , di certo si. Anche Usada ne è a conoscenza e infatti non lo cerca neppure nelle analisi del sangue,  lo fa nell’esame delle urine.  Per questo ha poco valore l’esultanza con cui i fedelissimi di Jones hanno sottolineato che lo steroide non era stato trovato in precedenza,  erano tutte analisi sanguigne,  quando hanno testato le urine è subito apparsa la positività.

Aspettiamo,  fino all’ultimo vogliamo credere che un atleta così grande non abbia voluto buttare la sua carriera nel cesso.  Dal lato umano arriviamo anche a provare empatia verso un ragazzo che, se si fosse dopato, dimostrerebbe un’altra volta di avere qualche demone interiore che lo rode: quando le luci si spengono chi lo sa cosa pensa e prova una persona, quali sono le sue insicurezze, come regge le pressioni dettate dall’aspettativa nei suoi confronti.  L’ansia porta alla paura e la paura porta a fare errori, anche grandi, grossolani e inspiegabili agli occhi degli altri.

C’è anche un lato sportivo però,  e non è meno importante, anzi! Ci auguriamo che la giustizia faccia il suo corso e nel caso agisca senza mezzi termini: troppo in vista l’atleta, troppi soldi generati dall’evento,  troppo grosso lo scandalo,  bisogna dare un segno che valga da monito per tutti.

Al momento c’è solo una cosa certa,  che Jones è entrato in gabbia con uno steroide nel suo sistema e che quindi l’incontro con DC è stato bello, appassionante, combattuto, ma anche drammaticamente falsato.  Proprio ciò di cui le MMA non avevano bisogno in questo periodo in cui stanno uscendo alla luce del sole e cercano legittimità.

DP

 

 

 

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