UFC 215 RECAP

Ciao a tutti da Phoenix! Sabato notte è andata in scena la card numerata UFC 215, che abbiamo seguito su Fox con il commento di Joe Rogan affiancato da Daniel Cormier.

Il primo incontro trasmesso è stato il match fra El Niño Melendez e Lil Heaten Stephens. Un incontro estremamente spettacolare, che ha vinto il premio di fight of the night e mostrato le grandi qualità dei due contendenti. Jeremy ha vinto con ampia decisione unanime e si propone come prossimo sfidante dell’ex campione Jose Aldo, mentre El Niño ha mostrato di avere un cuore e una determinazione senza pari.

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La gamba di Melendez post match

Infortunato alla gamba sinistra fin dalle prime battute del match, è riuscito ad arrivare alla distanza contro un avversario indemoniato che non gli dava un secondo di tregua. È il classico caso di incontro dove non perde nessuno.

2b40a0d7bc4abbe26236901fb2118286.jpgSecondo incontro, pesi massimi leggeri di scena, con Ilir Latifi che ha rovinato la festa di Tyson Pedro. Il compagno di allenamento di Gustaffson ha offerto una prestazione solidissima, fatta di tanta concretezza, ottimo controllo in piedi, takedown efficaci e gestione della top position contro un avversario che è sembrato troppo acerbo. Tyson Pedro si presentava imbattuto in 6 match, mai arrivato al secondo round in carriera, netto favorito per i bookmakers. Invece è apparso monodimensionale, incapace di far valere il notevolissimo vantaggio di allungo, i suoi calci erano prevedibili e le mani non partivano. Meritatissima la decisione unanime in favore di Latifi.

04db44e060f0fe7232960653015c76b9.jpgTerzo match, Henry Cejudo contro Wilson Reis. Cejudo ha dimostrato di essere nettamente superiore, vincendo per ko al secondo round dopo aver dominato in lungo e in largo. Ha dato l’impressione di essere completamente padrone dell’ottagono, andando a segno a piacere con la mano davanti, e mettendo a segno buoni sinistri e calci alti. Sul finire della ripresa ha prima scosso l’avversario con un high kick e successivamente lo ha atterrato con un terrificante low kick a tagliare. Nel secondo un destro scuote Reis e apre la strada alla combinazione che costringe l’arbitro a stoppare.

70241772379097cf3737020a269d6a7d.jpgNel quarto match della card principale, Rafael dos Anjos ha messo a segno la seconda vittoria consecutiva da quando è salito nei pesi welter, contro Neil Magny questa volta. Dos Anjos è partito subito fortissimo, con combinazioni di braccia e gambe. Poi ha fintato il low kick, e quando Magny ha alzato il piede per fare il blocco di tibia, è passato sotto spazzando. È andato in top position, ha utilizzato un ottimo ground and pound per aprirsi la strada e passare la mezza guardia dell’avversario. Ha concluso con una bellissima arm triangle choke vincendo per sottomissione a 3.43″ del primo round, accreditandosi come contender della nuova categoria.

7048d4d7a412271de8918794488bf133.jpgMain event: campionato del mondo dei pesi gallo femminili fra Amanda Leoa Nunes e Valentina Bullet Shevchenko. Il match sarà ricordato più per il verdetto e le polemiche che sono seguite che non per quanto visto all’interno dell’ottagono. Un match noioso, che ha ricordato un po’ il secondo confronto tra Thompson e Woodley. Entrambe le atlete molto contratte, hanno portato pochi colpi e badato a non rischiare. Il tema è stato sempre lo stesso per le prime 4 riprese, con la Nunes a pressare e la Shevchenko che cercava di agire da counterstriker. Nel primo round il controllo dell’ottagono e il volume di colpi fanno pendere la bilancia dal lato della campionessa, anche se non viene messo a segno nulla di particolarmente efficace. Nella seconda ripresa Valentina sembra entrare un po’ di più nel match, e si fa notare soprattutto per una combinazione “superwoman punch e low kick”. Anche qui colpi che, per quanto arrivino puliti a segno, non scuotono l’avversaria. Il terzo è forse il più difficile da giudicare, succede molto poco, ma ancora una volta, dando pari lo striking, non essendoci state fasi di lotta, andiamo a considerare aggressività e controllo dell’ottagono e quindi dobbiamo preferire la Nunes, che ha sempre spinto in avanti. Il quarto è il miglior round della sfidante, che in diverse occasioni va a segno con il gancio destro e appare più precisa e concreta dell’avversaria. Si va al quinto round in parità nel punteggio. Quindi chi se lo aggiudica, probabilmente si aggiudica il titolo. Ci si aspetterebbe un po’ di aggressività da parte della sfidante, che come da tradizione negli sport da combattimento, deve dimostrare qualcosa in più per togliere il titolo alla campionessa. Invece Valentina continua con lo stesso ritmo. Fino al momento in cui commette l’errore che le costa il titolo: va a cercare un improbabile uchi-mata con presa al collo, lo sbaglia e si trova con la Nunes sulla schiena. Per dirla con Daniel Cormier, non bisogna tentare la proiezione d’anca con l’headlock, è troppo rischioso perchè sei costretto a dare la schiena. A big big mistake. Un grossissimo errore. Riesce comunque a rialzarsi Valentina, ma la Nunes fa valere la maggiore forza fisica, resta a contatto e riporta a terra di forza l’avversaria. La campionessa si preoccupa solo di tenere la posizione superiore e far passare il tempo, mentre Valentina schiena a terra prova a lavorare con i colpi. Quinto round da dare alla Nunes, perchè i colpi della Shevchenko non sono nè abbastanza numerosi nè abbastanza efficaci per prevalere nel giudizio rispetto ai takedown e al controllo della Nunes. Match brutto. Match equilibrato, che poteva andare da una parte e dall’altra, tanto il terzo è talmente difficile da aggiudicare che si può dare all’una come all’altra, ne esce comunque male la Shevchenko, che invece della sceneggiata finale contestando il verdetto, poteva impiegare le sue energie nel match, prendendo qualche rischio e cercando di battere la campionessa. Ci sarebbe potuto stare un pareggio tranquillamente. Ma anche in quel caso la cintura sarebbe rimasta alla brasiliana.

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