Ranking? No grazie!

Tante volte ci è stato chiesto: “voi di MMA ARENA che seguite così tanti tornei italiani e che in pratica avete contatti con quasi tutti i promoter e gli atleti,  perchè non stilate un ranking affidabile delle MMA italiane”?  Lo ammettiamo senza problemi: l’idea ci è passata per la testa,  poi però, ogni volta che si iniziava a imbastire il progetto ci siamo arenati contro scogli insormontabili.

Il primo è che l’ambiente italiano degli sport da combattimento è particolarmente suscettibile e non accetterebbe classifiche di qualsiasi tipo neanche se le facesse Gesù Cristo. Oltre ai dissensi, che ci starebbero per carità,  verremmo tacciati di partigianeria verso quell’atleta o quella promotion,  non ne vale la pena.

Il secondo è un motivo più tecnico: non esiste ranking, anche il più elaborato, che sia riuscito ad annullare completamente la parte soggettiva.  Si può cercare di essere scientifici, di usare formule matematiche (algoritmi) finchè si vuole ma da qualche parte un’ opinione personale bisogna metterla,  fosse solo nell’inserimento dei dati e a quel punto cade tutto il castello,  il ranking diventa opinabile come quello di chiunque altro.

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Ma come funziona? Quali sono i criteri su cui si basa un lavoro simile?  Intanto molte persone sono fuorviate dal ranking stile UFC e tendono a prenderlo, sbagliando, come termine di paragone.  Per chi non lo sapesse quello non è frutto di un lavoro particolarmente scientifico,  si tratta dell’opinione dei caporedattori delle principali testate americane di settore (selezionate da UFC stessa),  ognuno fa la sua classifica e poi vengono combinate. Tutto qui,  estremamente soggettivo. A parte qualche magagna funziona perchè gli atleti hanno grande visibilità (li conoscono tutti) e combattono sotto allo stesso tetto, quindi sono comparabili.

Se però pensiamo di stilare una classifica tra fighters che combattono in promotion diverse, magari anche in paesi diversi, la cosa diventa molto più complicata perchè bisogna dare una valenza ad ogni singolo torneo.  In tapology, per fare un esempio,  hanno suddiviso gli eventi in fasce: internazionali, nazionali e regionali,  poi ci sono ulteriori suddivisioni che tralasciamo per non farla troppo difficile.  Ovvio che chi ha vinto (non basta partecipare, bisogna vincere!) in un livello di fascia A è automaticamente sopra rispetto a uno che ha vinto anche svariati match in fascia B o C.  Se così non fosse uno che ha vinto in UFC o Bellator sarebbe allo stesso piano di chi ha trionfato alla sagra della porchetta.

Il problema, venendo all’Italia, è propro quello di classificare i vari tornei e suddividerli nelle rispettive fasce, oppure dar ad ognuno di loro un coefficiente ad hoc.  Qui arriva la parte soggettiva di cui parlavamo, perchè per quanto si possa essere obiettivi e scrupolosi,  la classificazione degli eventi, soprattutto nella ammucchiata di quelli piccoli,  è frutto di opinioni, per quanto autorevoli e oneste possano essere. Vuol dire che i dati che forniremmo per creare il famoso algoritmo sarebbero comunque viziati in partenza dalle nostre idee personali, anche se in piccola parte.

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Piccola parte che però basta per rendere attaccabile e discutibile il ranking stesso, rendendo vano lo sforzo che è stato necessario per farlo.  Il problema è che è un passaggio che non si può evitare,  qualcuno ha tentato di stilare classifiche basandosi unicamente sul record degli atleti senza guardare a come si è creato e sono usciti pastrocchi inenarrabili, gente con vittorie in gare parrocchiali davanti a top fighters che hanno combattuto anche all’estero, un vero marasma.

Non dimentichiamo poi che le MMA italiane sono entrate in una fase consapevole solo da pochissimo: la maggior parte degli eventi ancora oggi non registrano i risultati su Sherdog e affini, il che implica che a molti atleti non risulta il vero record

Certo, sarebbe più semplice se dagli addetti ai lavori (atleti e coach) il ranking venisse preso per quello che è:  una fonte di discussione, quasi un gioco, non un terreno di scontro dove rimuginare su presunti torti subiti. Per questi motivi abbiamo rinunciato e se qualcuno ci chiede il consiglio che diamo è sempre lo stesso: “credi di essere meglio di lui?  vai in gabbia e dimostralo”  E’ ancora il modo migliore di tutti per capire il reale valore di un atleta e la sua collocazione nel panorama italiano

DP

 

 

 

 

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