È più difficile il ruolo di fighter o quello di arbitro?

Vi ricordate di Frank Trigg? Forse non tutti. Sono passati sei anni ormai dall’ultima volta che ha combattuto in una gabbia ed è stato inserito nella Hall of Fame di UFC per il match disputato contro Matt Hughes nel 2005.

Quando era ancora attivo era uno di quelli che ne diceva di tutti i colori sull’operato degli arbitri, ma adesso ritiene che il lavoro di arbitro sia il più difficile in assoluto:

“Dicevo veramente di tutto su quanto facessero schifo gli arbitraggi. Protestavo a destra e a manca. Sentivo tutti lamentarsi di questo, alcuni amici miei.. davano due, tre o quattro pugni in più di quelli che servivano per terminare il match, oppure venivano colpiti da molti più colpi significativi del necessario. Era scoraggiante. E io continuavo a protestare e protestare.”

Poi ha ricevuto una chiamata da uno storico arbitro:

“Ho ricevuto una chiamata da John McCarthy e mi ha detto ‘se pensi che arbitrare sia così facile, perché non vieni tu a farlo?'”

Dopo qualche anno Trigg ha provato ad arbitrare un match e da quel momento ha cambiato completamente opinione rendendosi conto che non è un lavoro per niente facile:

“Gli arbitri hanno il lavoro più duro in assoluto, perché se arrivano in ritardo anche di un millesimo di secondo, quello equivale a un duro colpo extra. Deve sempre essere lì pronto.”

Prima ancora di considerare l’idea di diventare arbitro, Trigg ha frequentato un corso tenuto proprio da McCarthy giusto per conoscere meglio le regole. Ha fallito la prima e la seconda volta, la terza volta ha superato il corso ed ha iniziato ad arbitrare dei match amatoriali per poter prendere la licenza in California e nelle Hawaii. Avendo intrapreso entrambe le strade, fighter prima e arbitro poi, Frank Trigg ha espresso la sua opinione sulla differenza tra questi due ruoli:

“Combattere è egoista. Vado lì e faccio tutto il possibile per assicurarmi di farti il culo. Questo è ciò che devo fare. Qualunque cosa mi serva per arrivare a quel punto io ti domino, questo è quello che devo fare da fighter. Arbitrare è altruistico. Non sono lì dentro per me. Si tratta di assicurarsi che questi ragazzi siano curati, questo è stato il mio approccio.”

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