UFC 237: La caduta della rosa e il crepuscolo degli dei

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Si è svolta nella notte fra sabato e domenica la card PPV numerata 237, che ha visto diversi incontri molto interessanti.

Nei preliminari, BJ Penn dopo un buon primo round è stato superato ai punti da Clay Guida. Per the Prodigy è la settima sconfitta consecutiva in UFC, triste primato probabilmente destinato a restare negli annali. L’ultima vittoria dell’hawaiano risale al lontano 2010, i suoi giorni migliori sono purtroppo alle spalle, e verosimilmente verrà tagliato dalla promotion. Un finale non all’altezza della straordinaria carriera di un atleta che ha collezionato titoli e vittorie spettacolari. Sicuramente uno di quelli che hanno segnato un’epoca. Il suo posto in hall of fame e la sua eredità non possono in alcun modo esser messi in discussione.

Analoghe considerazioni si possono estendere a Rogerio Minotouro Nogueira. Il gemello del più celebre Minotauro è stato battuto per TKO dopo due minuti del primo round, quando un montante del non trascendentale Ryan Spann gli ha spento le lampadine. Il Rogerio dei tempi del Pride avrebbe dominato il match sia in piedi che a terra, ma anche per lui quei tempi sono lontani, e continuare a prendere colpi potrebbe nel lungo periodo influire negativamente sulla sua salute. A 42 anni non deve dimostrare più nulla. Ha battuto Overeem, Henderson, Rashad e Tito. Gli auguriamo un lumoinoso futuro come coach.

La main card si è aperta con il match fra Bethe Pitbull Correia e la messicana Irene Aldana. L’esperta brasiliana, già avversaria di Ronda Rousey e Holly Holm, dopo un primo round equilibrato si rendeva pericolosa nel secondo, mettendo a segno diversi ganci pesanti. Nel terzo, mentre si avviava a costruire la vittoria ai punti, è stata scossa da un colpo dritto dell’avversaria. Ha tentato un dissennato double leg, portato veramente male, è finita a terra in all four e a corto di fiato e di idee, l’avversaria non ha dovuto far altro che aprire il manuale di grappling a pagina uno e chiudere l’armbar. Lascia stupiti vedere come il livello di skill a terra di una veterana UFC possa essere così palesemente carente.

 

Nel secondo match, pesi welter, l’emergente argentino Laureano Staropoli era opposto al veterano Thiago Alves, in linea quello che è stato un pò un leitmotiv della serata. Staropoli è parso più fresco e continuo, mettendo in mostra uno striking creativo  ed efficace, che gli è valso il verdetto unanime. Per lui si aspettano altri test, per vederlo all’opera magari contro un wrestler. Per Alves, che ha debuttato in UFC nel 2005, questo potrebbe essere stato l’ultimo match nella promotion.

Nei pesi piuma, possiamo dire con le parole del vincitore che Alexander the great Volkanowsky non è più un prospect ma un contender. Opposto ad un Josè Aldo apparso in ottima forma, l’australiano ha vinto tutti e tre i round alternando uno striking concreto ad un efficace controllo a parete. Potrebbe essersi guadagnato la chance contro Max Holloway per il titolo .

Il co main event ha visto Anderson Silva fermato per TKO a 4:47 del primo round a seguito di un potente low kick interno di Jared Cannonier. The Killa Gorilla, passato dai massimi ai massimi leggeri per poi approdare nei medi, sembra aver trovato la sua giusta dimensione. E’ sufficientemente veloce per essere un medio, e si porta dietro la potenza di un peso massimo naturale. Paradosalmente per lui, trentacinquenne, si può forzare un pò il concetto e parlare di nuovo prospect emergente della categoria. Il leggendario Ragno, che per anni è stato numero uno indiscusso al mondo, dovrà riconsiderare le sue prospettive. Aspettiamo di conoscere l’entità dell’infortunio al ginocchio colpito da Cannonier, ma con tutto il rispetto dovuto a lui come alle altre leggende citate, potrebbe essere il momento di guardare avanti. E’ chiaro che è facile scriverlo dal divano di casa. Nessuno di noi può sapere cosa sente dentro un grande campione. E solo lui può dire basta. Da appassionati, da tifosi, sentiamo comunque l’esigenza di ringraziare il fenomeno per tutte le grandi battaglie, le grandi emozioni, per i ricordi indelebili che ci ha lasciato; ma dobbiamo anche pensare, dal punto di vista della promotion, che ritrovarsi fra qualche anno con un atleta simbolo segnato da infortuni permanenti o peggio da CTE non è qualcosa di auspicabile. Ragionamento che ci porta a fare alcune considerazioni anche sul regolamento, con riferimento a quanto accaduto nel main event.

Il match di campionato del mondo femminile fra Thug Rose Namajunas e Jessica Andrade era ovviamente il main event della serata. Il primo round è stato un monologo della campionessa, apparsa in grande condizione, pronta e anche migliorata sotto alcuni aspetti. La kimura in piedi tentata per difendere il tentativo di proiezione della specialista brasiliana è parsa come un’idea geniale. Invece si è poi rivelata un errore fatale, ma proseguiamo con ordine. Primo round dominato dalla campionessa, con l’avversaria già segnata in volto  apparsa in difficoltà. Primi due minuti della seconda ripresa che seguono lo stesso copione. Poi la Andrade porta Rose a parete e ripete la presa all’inguine. Rose ripete il tentativo di Kimura, Jessica la solleva in alto ed esegue uno slam che schianta la campionessa sulla testa con il collo piegato in modo innaturale. KO istantaneo. Sul momento molti, compreso chi vi scrive, hanno pensato al fallo e alla squalifica, visto che il regolamento proibisce di proiettare sulla testa volontariamente l’avversario. Il dubbio è stato chiarito sia da Goddard, arbitro del match, che da Big John, veterano degli arbitri. La Namajunas non ha lasciato andare il tentativo di leva al braccio, quindi lo slam è regolare. Il regolamento proibisce il pile driver, quello in cui si portano i piedi verso l’alto  e la testa verso terra. Per chiarirci, pensate alla tombstone pile driver di Undertaker in WWE. Uno slam non controllato mentre si difende una leva non è considerato,  a norma di regolamento, illegale. Quindi legittima la vittoria e legittimo mettere la cintura alla Andrade.

Ma qui è necessario aprire una riflessione. Si vietano le gomitate 12-6 perchè sono pericolose.  Si vietano i colpi alla spina dorsale e quelli dietro la testa. Tutto giusto, sacrosanto. Parliamo di uno sport regolamentato, in cui la tutela della salute dell’atleta deve essere messa al primo posto. E proprio in nome di questo principio non può essere regolare una proiezione che può avere conseguenze irreparabili. Immaginiamo un attimo, oltre alla tragedia personale dell’atleta, cosa sarebbe successo se Rose fosse rimasta paralizzata. I media ci sarebbero andati a nozze, ci sarebbe stata una campagna mostruosa e le foto dello slam e della ragazza paralizzata avrebbero fatto il giro del mondo. La mattina della festa della mamma.  Un disastro mediatico probabilmente irreparabile. Crediamo che il regolamento vada rivisto, e modificato come avviene nel BJJ, proibendo quel tipo di proiezione. Se il regolamento permette una cosa del genere , il regolamento è sbagliato.

roslam.
il momento finale della proiezione.