Social media e parità dei sessi: come siamo messi nelle MMA?

 
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Miesha Tate con la cintura UFC
Ovviamente li batte con facilità irrisoria.
 
Da un lato è un buono spot per lo sport, certo. Una bellissima donna, grande atleta, che fa a pezzi quattro ragazzi.
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la ghigliottina di Miesha su uno dei malcapitati
 
Milioni di like, wow. Battutine e doppi sensi come se piovessero, ovviamente, e perchè no? Un pò di ironia ci sta bene.
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La rear naked choke con cui la Tate vinse il titolo mondiale, ai danni di Holly Holm

 

 
Ma proviamo ad immaginare se al posto di Miesha Tate ci fosse stato un atleta di sesso maschile.
Non dico un campione del mondo, un neo professionista.
Non dico contro quattro ragazzine, andrebbe in galera. Ma contro gli stessi quattro ragazzini.
 
Finirebbe al volo nella categoria “istruttori coglioni che bullizzano i ragazzi”.
I commenti sarebbero del tipo “è un bullo”
“E’ finito come atleta e si rivale sugli allievi”
“ha il cxxxo piccolo”
“diseducativo, allontana le persone dallo sport”
“che bisogno c’è di tirare così quelle sottomissioni? E’ un sadico? Un represso?”
“sport violenti che favoriscono la mascolinità tossica”
“quanta violenza! Non può strangolare così i ragazzi”.
Nel video la Tate tira più volte l’armbar. La mossa con cui la sua rivale storica, Ronda Rousey, l’ha battuta per due volte. Tutto ok , è una leva molto comune, certo. Ma abbiamo il sospetto che se Chael Sonnen avesse tirato il triangolo ad un amatore, sarebbe stato messo all’indice come frustrato.
 
Proviamo a riflettere.
Esiste la parità?
 
Per sdrammatizzare: io mi farei sottomettere molto volentieri dalla bella Miesha Tate
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