Dietro la sconfitta di Di Chirico, i mali delle MMA italiane

L’ennesimo verdetto controverso, in sfavore di un italiano, ovvero quello che  ha visto perdere Alessio Di Chirico con Kevin Holland, lascia aperte molte perplessità circa la percezione dei nostri atleti, da parte della più grande organizzazione di MMA.
Di Chirico, dato sconfitto in un match che aveva chiaramente controllato e vinto, è solo l’ultimo dei casi che coinvolge atleti italiani.
Vettori, Borella, oltre allo stesso Di Chirico sono tutti stati vittima di verdetti a loro contrari.
A questo si aggiungano “match-making” non sempre favorevoli, che troppo di frequente hanno lasciato aperto qualche “sospetto”.
Quanto interessa il movimento italiano all’UFC?
Quanto interesse c’è attorno ai combattenti italiani?
Gli atleti italiani vengono ingaggiati in funzione di un futuro evento italiano e per proseguire nella politica di espansione dell’organizzazione americana, oppure vi è anche la speranza che possano emergere?
Sembrerebbe evidente che solo la prospettiva di un UFC Italia, ipotesi che campeggia da un decennio e l’idea di un roster ampio, per soddisfare gli innumerevoli appuntamenti dell’organizzazione americana, sia prevalente rispetto alla seconda.
Perché questo?
Quando un sistema non funziona, le responsabilità non stanno mai da una sola parte.
L’ambiente italiano delle MMA è scollato, non esiste una programmazione che, pur nelle differenti individualità e progettazioni, possa avere un fine ed un obiettivo comune.
Le promozioni sono in guerra perenne, e questo non giova al movimento, diviso in mille fazioni, in contrasto continuo.
Tutto questo allontana il pubblico, a cui, di chi l’abbia più lungo, non interessa minimamente.
Gli atleti, dal canto loro, pur encomiabili, in un contesto di simili difficoltà, non possono permettersi il lusso di dichiarare, come troppo spesso accade: “Non mi interessa del pubblico italiano”.
Senza seguito in patria, sarà impossibile averne oltre confine. 
E chi pensi che tutto questo non sia individuato da chi i combattimenti li organizza, è pura follia.
Se combatti in un ambiente in cui vieni seguito, puoi interessare; se, al contrario, addirittura a casa tua non crei interesse, non ti aspettano giornate fortunate.
Si dia spazio alle rivalità, sale di ogni contesto sportivo. E’ parte del gioco. Assurdo voler far credere che tutti ci si rispetti e ci si stimi. 
Ma, sparare a zero su tutto e tutti, si ritorcerà proprio contro i protagonisti.
Al contrario, proprio da chi lotta, sarebbe attesa quell’opera di “persuasione” e coinvolgimento che potrebbe fare la differenza.
Ma qui, ciascuno sta nel suo.
L’Italia, mai come oggi, ha avuto atleti competitivi e forti.
Sfruttiamo il momento favorevole. Quello che stiamo facendo ora è un gioco al massacro.
E le vittime sono coloro che combattono.
Di Chirico aveva vinto.