I bambini hanno paura del buio, il buio ha paura di Francis Ngannou (e i giudici hanno paura della Storia)

Quando il caporedattore Roberto Fantasia mi ha affidato questo pezzo, ho provato una sensazione strana. Un’avversione, un senso di smarrimento, inedito per quello che riguarda il mio rapporto con le MMA. In una parola: nausea.

Per chi fosse stato sulla luna nell’ultima settimana, Alessio Di Chirico ha perso per decisione unanime contro Kevin Holland. O meglio, questo è ciò che resterà nei record, ma la realtà dei fatti è ben diversa e non lo è solo per noi fan, che rischiamo di essere faziosi, ma anche per 11 giornalisti internazionali su 14 oltre che per il 93% degli utenti di MMA Decision, fonte più che autorevole per quanto riguarda l’analisi dei cartellini. Nella presentazione dell’evento scrissi che ogni epopea necessita di un nemico, ma quando i nemici sono tre, siedono al banco dei giudici e per coincidenza sono pure statunitensi, anche gli eroi gloriosi devono arrendersi. Alessio ha vinto, nettamente. È cresciuto, tecnicamente e di testa. Ha dominato un incontro con un avversario sulla carta più blasonato.

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Kevin Holland e Alessio Di Chirico nella scorsa UFC Fight Night a Greenville, South Carolina

Avrei voluto scriverne a caldo ma non ci sono riuscito nonostante, da romanista come il Manzo, sia malinconicamente abituato alle delusioni sportive. Ho avuto bisogno di rivedere il match per smaltire le scorie. Alessio ha vinto, lo ribadisco. Lui e il suo team sono forti e  hanno appena cominciato; la faccia del nostro atleta campeggerà su manifesti dei più grandi eventi internazionali. I tre giudici della Commissione Atletica del South Carolina invece sono destinati all’oblio.

UFC Minneapolis: Ngannou Vs dos Santos

Esaurito lo sfogo sulla scorsa card, ci proiettiamo di nuovo nell’ottagono più prestigioso del mondo, perché l’hype per il Main Event di Minneapolis, Minnesota, appare più che giustificato. La divisione è la più spettacolare, dove basta un colpo a spegnere la luce, quella dei Pesi Massimi: si affrontano, il camerunense naturalizzato francese Francis Ngannou e l’ex campione di categoria, il brasiliano Junior dos Santos.

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Junior dos Santos veterano UFC

Il Cigano, professionista dall’età di 21 anni, è un vero veterano della promotion; quello di sabato notte (domenica mattina per noi italiani) sarà il suo ventesimo incontro in UFC, dove debuttò sconfiggendo il futuro campione Fabrizio Werdum nell’ottobre del lontano 2008. Per capirci, quando esordì Junior dos Santos le card numerate avevano ancora due cifre, Obama non era stato eletto Presidente degli Stati Uniti d’America e CR7 e Messi non avevano vinto nemmeno un Pallone d’Oro.

Pugile tecnicamente indiscutibile nonché esperto di Brazilian Jiu Jitsu, dos Santos fu protagonista della memorabile trilogia contro Cain Velasquez, al quale strappò la cintura nel 2011 per poi perderla nel rematch dell’anno successivo. Nel 2013 il terzo capitolo della saga vide ancora volta imporsi Velasquez che inflisse al brasiliano il primo KO della sua carriera. L’ultimo assalto al titolo da parte di JDS risale al 2017, quando fu Stipe Miocic a mandarlo al tappeto al primo round, vendicando la sconfitta subita tre anni prima; in quel momento la carriera del Cigano sembrava irrimediabilmente sul viale del tramonto. Eppure come un vero fighter  ha saputo smentire i detrattori inanellando tre vittorie consecutive, rilanciando le proprie ambizioni iridate e sfidando addirittura il campione di boxe WBC Deontay Wilder.

 

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Francis Ngannou

Solo due anni più giovane del suo avversario, non potrebbe essere più diversa la storia dell’uomo più pericoloso del pianeta. Francis Ngannou è nato in un villaggio dell’est del Camerun e all’età di 12 anni già lavora in una cava di sabbia per sostenere la famiglia indigente. Inizia a praticare boxe a 22 anni ma deve interrompere per problemi di salute. A 26 anni si trasferisce a Parigi per inseguire il suo sogno di diventare un pugile professionista. Lì è senza amici, senza un soldo e  senza una casa, dorme in un garage pubblico e ha un solo paio di scarpe con le quali si allena anche. Approda nel 2013 nelle MMA (o meglio in una loro versione francese, essendo illegali oltralpe) quasi per caso, grazie al suo allenatore. Una disciplina che non conosce e che non gli interessa, ma per questo gigante nero dal cuore d’oro è una buona occasione per fare soldi.

La svolta. La sua potenza devastante e i rapidi KO inflitti agli avversari lo portano, un match dopo l’altro, all’esordio in UFC nel dicembre 2015. In soli due anni mette in fila sei avversari, tutti battuti prima del limite. L’ultimo di questa striscia è Alistair Overeem, oltre 60 incontri all’attivo, centrato da un uppercut mancino (e dire la sinistra sarebbe la mano debole se questo non fosse l’aggettivo meno appropriato per The Predator), schiantato come un manichino da crash test, facendoci temere seriamente per propria la salute.

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Il brutale KO inflitto da Ngannou a Overeem

Poco più di un mese dopo arriva la sua chance per la cintura dei Pesi Massimi, detenuta da Stipe Miocic. Nonostante il favore dei bookies e l’aura di enfasi che lo circonda, Ngannou spreca la sua occasione. Sbaglia strategia,  non è mai davvero il killer che ci ha abiutato a vedere. Dopo un’iniziale sfuriata, abilmente gestita dal croato-statunitense, appare troppo presto in evidente difficoltà di cardio. I cinque round sono un assolo del campione in carica e l’unica nota che può consolare the Predator è la resistenza del proprio mento. Il verdetto unanime è 50-45 per il pompiere di Cleveland.

C’è attesa per un riscatto che però tarda ad arrivare. Se nell’incontro per il titolo che avrebbe dovuto consacrarlo si è scoperto più umano del previsto, e grossi meriti vanno ad un Miocic non per caso primatista di difese titolate nei massimi, il camerunense nel match successivo contro Derrick Lewis appare irriconoscibile. Un approccio attendista, noioso e frustrante, scandito dalla paura di perdere più che dalla voglia di vincere, con frequenti richiami all’azione da parte dell’arbitro. I cartellini dei giudici assegnano meritatamente la vittoria all’americano, poco brillante ma più preciso e più presente nei colpi.

Cosa è successo a Ngannou? Dov’è finito il predatore implacabile che in meno di quattro anni è passato dai marciapiedi di Parigi ai pay-per-view made in USA? I poster delle palestre sono colmi di frasi motivazionali sull’importanza di rialzarsi dopo una caduta e Francis sembra averle fatte proprie. I due match successivi sono due KO folgoranti al primo round, rispettivamente contro Curtis Blaydes (45 secondi) e contro Cain Velasquez (26 secondi). L’Uomo Nero è tornato e ha fame.

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Per le caratteristiche di questi due giganti, è lecito aspettarsi un match sfavillante. Due striker che amano scambiare in piedi, potenza pura contro tecnica eccelsa. Quattro pugni di marmo per piazzare il colpo della vittoria, e con essa la redenzione totale e la possibilità di giocare, ancora una volta, per il massimo premio.