Kazushi Sakuraba the Gracie hunter story

Questa è la storia di un bambino gracile che è cresciuto per cercare di diventare un wrestler professionista, e poi ha deciso di combattere per dimostrare che un ex wrestler magro poteva battere chiunque.

Kazushi Sakuraba non ha battuto tutti, ma avrebbe combattuto assolutamente con chiunque. Maestri di brazilian jiu jitsu leggendari, tremendi striker, pesi massimi, qualunque regola, qualunque categoria nessun passo indietro.

Kazushi Sakuraba iniziò a praticare lotta libera all’età di quindici anni, dimostrando subito le sue enormi abilità ed arrivando secondo a livello nazionale nei tornei delle high school. Successivamente passa all’università di Chuo, Tokyo, scuola nota per la sua squadra di lotta libera che in passato formò campioni olimpici come Shōzo Sasahara e Osamu Watanabe. Vinse il torneo East Japan Freshman ed arrivò quarto al torneo All-Japan, riuscendo a sconfiggere la futura medaglia di bronzo olimpica Takuya Ota.

Ispirato dal mito fumettistico de L’Uomo Tigre, Sakuraba decise di divenire un wrestler professionista nel 1993, entrando nell’organizzazione UWF International e rifiutando la proposta della promozioni di arti marziali miste Pancrase; fu proprio dal catch wrestling che imparò durante i suoi anni come wrestler che mise le fondamenta per i suoi futuri successi nella Pride Fighting Championships impostati sul suo particolarissimo gioco a terra.

Sul finire del 1996 la UFW International fallì a causa della forte concorrenza della più imponente New Japan Pro Wrestling( la federazione di Antonio Inoki), e di conseguenza Sakuraba passò alla Kingdom Pro Wrestling. Qui Sakuraba vinse il torneo Million Yen 2 e numerosi incontri, ma in quegli stessi anni nel mondo si faceva un gran parlare del dominio del jiu jitsu brasiliano della famiglia Gracie e in molti nutrivano seri dubbi sull’effettivo livello di combattimento del wrestling visto che il puroresu giapponese era un misto tra finzione e realtà i suoi esponenti erano considerati veri fighter.

I giapponesi non vedevano di buon occhio i Gracie “colpevoli” di aver rubato le loro tecniche tradizionali ( il judo Kodokan originale) ed averli cambiato nome spacciandolo per loro creazione. Cercarono quindi di riacquistare l’onore perduto sfidando la famiglia Gracie. Il primo a cercare l’impresa fu il creatore del leggendario circuito Pride FC, esattamente come il protagonista di un fumetto Nobuhiko Takada , un wrestler allievo di Antonio inoki Karl Gotch e Koketsu Yamamoto creò un evento con lo scopo di opporre i migliori lottatori del mondo provenienti da diversi stili di lotta per decidere chi fosse il migliore. Main event della serata il combattimento tra Takada che nella migliore tradizione manga si toglieva giacca e cravatta e saliva sul ring per affrontare personalmente Rickson Gracie come il boss finale di un videogame . Il match non andò bene e Rickson vinse facilmente con un armlock dopo circa 4 minuti nella prima ripresa.

Il combattimento fu un vero successo di pubblico e se ne parlò in tutto il mondo. Serviva però un uomo in grado di battere i Gracie.

Nel frattempo il giovane Sakuraba toglie la maschera da pro wrestler e decide di mettersi in gioco nelle MMA
La sua carriera inizia nel 1996, a Shoot Boxing S-Cup 1996, contro Kimo Leopoldo. L’esordio non è dei migliori, Leopoldo pesa 235 libbre (106 kg) e Sakuraba, senza un vero gameplan, viene sottomesso al primo round.
La sua seconda apparizione è in UFC, durante l’UFC 15.5 (sì, avete letto bene), dove avrà luogo un torneo fra pesi massimi.

Si deve citare il caso perché curioso. Sakuraba combatte contro Marcus Silveira, l’arbitro incaricato era John McCarthy, alle prime armi. Big John stopperà prematuramente il match, quando Sakuraba porterà un takedown, pensando che sia andato KO.
Per chi crede nel soprannaturale, parlerà di karma, dato che il match viene convertito in un No Contest e, visto l’infortunio occorso al futuro avversario di Silveira, la finale sarà proprio fra loro due. Silveira, detto Conan,(si, proprio il fondatore e attuale capo del ATT) pesava 242 libbre (109 kg), Sakuraba 185 (84 kg).
Al terzo minuto Sakuraba metterà una armbar a segno e sottometterà Silveira, vincendo l’UFC Ultimate Japan Heavyweight Tournament, praticamente da peso medio!!

Dopo una serie di vittorie al Pride FC, fra cui quella su Vernon White e quella su Carlos Newton in un match di rara bellezza dove grappling e BJJ prevalsero e – ultimo, ma non ultimo – contro Vitor Belfort, abbondantemente più pesante, a Sakuraba fu offerto di combattere contro uno dei migliori esponenti della famiglia Gracie: Royler.

Una piccola premessa:
L’unica sconfitta fra tutti i Gracie in una competizione ufficiale fino a quel momento (era il 1999), era stata subita solo dal leggendario Hélio Gracie, contro il judoka giapponese Masahiko Kimura, tramite la leva al braccio che da quel momento avrebbe portato il suo nome.
Riuscireste a indovinare come Kazushi Sakuraba finalizzò per la seconda volta nella storia dei Gracie, uno dei più influenti rappresentanti del BJJ?
Esatto, Kimura.
In un evento che oggi non potreste più vedere, composto da due round da 15 minuti, al tredicesimo del secondo.
C’è da dire che neanche i Gracie facevano molto caso al peso, questo match segnò la maggior differenza di peso in positivo per Sakuraba, essendo più pesante di 30 libbre (circa 12 kg) rispetto al suo avversario. Royler non cedette, seppur la sottomissione era chiusa e l’articolazione palesemente fuori sede, proprio come il padre quando dovette soccombere a Kimura.

Dopo Royler sconfisse Guy Mezger ( per abbandono dopo 15 minuti di combattimento) e si trovò ad affrontare il più rappresentativo tra i membri della famiglia brasiliana, colui che aveva portato il nome della sua famiglia e della loro tecnica in tutto il mondo vincendo le prime tre leggendarie edizioni dell’UFC ovvero Royce Gracie.

Sakuraba avrebbe dovuto combattere contro il rappresentante primo della famiglia Gracie, Rickson, ma il fratello Royce, imbattuto anch’egli e con la voglia di riportare lo status della famiglia in alto, rientrò dal suo ritiro, datato 1995 nelle MMA

e sfidò il giapponese, con delle regole ad hoc.
Fra queste: nessuno stop arbitrale, nessun limite di tempo, il combattimento si sarebbe concluso solo per knockout o sottomissione, qualcosa di proibito nelle moderne MMA, viste le regole unificate e la saggia scelta di non andare oltre i 5×5.
I due si sarebbero incontrati solo se avessero superato i combattimenti preliminari del loro torneo a 16 atleti, firmato Pride FC.

come descrivere il combattimento di MMA più lungo della storia?
I due combatterono 6 round da 15 minuti, per un totale di un’ora e mezza (!).
Nello striking il dominio di Sakuraba fu impressionante, e il giapponese riuscì addirittura ad evitare i tentativi di sottomissione del brasiliano, grazie alle sue eccellenti abilità di timing ed equilibrio.
Gracie, per dimostrare la propria superiorità nel grappling, combatté col suo gi.
La mossa gli si ritorse contro, visto che Sakuraba fece del gi del suo avversario una continua arma a proprio vantaggio, tenendolo per la parte bassa del pezzo superiore e martoriandolo ripetutamente in ground and pound.
Fra il quinto e il sesto round, Kazushi colpì Royce con dei leg kick di rara efferatezza, che convinsero il fratello di Royce, Rorion, a gettare la spugna.

Nasceva così la Leggenda del Cacciatore dei Gracie. Sakuraba fra lo stupore generale, poco dopo l’incontro uscì dagli spogliatoi, pronto per affrontare quello che al tempo era definito il miglior Artista Marziale Misto in circolazione: Igor “Ice Cold” Vovchanchyn (55-10), 93 chilogrammi di potenza e cattiveria agonistica. Sapete di quante libbre era la differenza fra i due? Sessanta. Vale a dire, più di venti chilogrammi.
Sakuraba era stremato, ma sorprese i molti che guardarono l’incontro, quando riuscì a mettere giù con un takedown Vovchanchyn e arrivò quasi a sottometterlo con una armbar.
Dopo dieci minuti di dominio, Kazushi passò gli ultimi 5, dopo un ribaltamento, a soffrire i colpi dell’ucraino in ground and pound. Finito il round, la sensazione era che i due fossero in pareggio, ma l’angolo di Sakuraba gettò la spugna, causa fatica sopraggiunta.

Anche lui era un essere umano, dopotutto. Incredibile di certo, ma pur sempre un essere umano.
Lo sport si evolveva velocemente.
La minaccia successiva per il giapponese, fu un altro Gracie, molto più completo e versatile nel combattimento rispetto ai suoi cugini. Il Gracie in questione era Renzo.
I due combatterono quasi a pari livello, finché The Gracie Hunter bloccò il braccio del suo rivale in una morsa.
Come Hélio e Royler prima di lui, Renzo si rifiutò di cedere e il suo gomito cedette. L’arbitro stoppò l’incontro.

Renzo disse che “Sakuraba era la versione giapponese dei Gracie” e affermò che quello fu il momento più orgoglioso della sua carriera di artista marziale. Tutto questo, davanti a 35.000 persone.
Toccò successivamente a Ryan Gracie fra gli altri, ma il momento più nero della carriera dell’ I.Q. Wrestler stava arrivando.

Dopo la sconfitta devastante dei Gracie i brasiliani cercavano qualcuno che potesse affrontare il diavolo giapponese che era riuscito a sconfiggerli e lo trovarono in un giovane particolarmente aggressivo di nome Wanderlei Silva!

Sakuraba mise knockdown Silva, che però rinvenne e ottenne il KO su Sakuraba tramite clinch e ginocchiate al primo round.

Sakuraba shockò ancora l’audience, donando la propria cintura con scritto “SAKU” a Silva. Wanderlei apprezzò il gesto e offrì a Sakuraba un rematch, qualora egli avesse voluto.
Ma altri momenti gioiosi stavano per arrivare.
Nel match successivo infatti, Sakuraba sottomise un giovane, ma già molto potente “Rampage” Jackson, reduce da 8 vittorie di fila.

Il rematch contro Wanderlei Silva andò male: dopo aver ottenuto un takedown e dopo aver lavorato la guardia di Silva, Sakuraba fu colto da una slam di rimessa che gli causò la rottura della clavicola. L’angolo gettò la spugna.
La fase calante del buon Kazushi era iniziata, ma ciò non gli impedì di accettare combattimenti contro Mirko “CroCop” Filipovic,

Kevin Randleman (sottomesso con una armbar, dopo essere entrato nei panni di Super Mario, facendo riferimento a Randleman come a Donkey Kong),

Ricardo Arona (da cui probabilmente riceverà la peggior sconfitta della sua carriera, venendo sopraffatto su tutti i fronti),

ancora Royce Gracie (con cui perderà ai punti, mai convertita in un NC, seppur Gracie fu trovato positivo agli steroidi), Masakazu Funaki, Melvin Manhoef, Jason Miller, Yan Cabral. È recentemente tornato dal ritiro per “passare il testimone” a Shinya Aoki, da cui è stato sconfitto per TKO al Rizin FC, alla veneranda età di 46 anni.
Il suo stile di combattimento era non ortodosso e creativo, essendo un submission wrestler. Fra i suoi colpi più celebri le mongolian chop da posizione di full mount o di full guard, e delle ruote da ginnasta sui suoi avversari per confonderli e passare dal lato non coperto per utilizzare i soccer kicks o prendere la posizione.
Dichiaratamente ateo, dopo il ritiro si è dedicato alle sue passioni, i manga e gli anime, è un fan sfegatato dei Pokémon.
Anche se top fighter, Sakuraba è sempre stato un forte bevitore, nonché un fumatore accanito, addirittura riusciva ad accendere la sigaretta successiva con la cicca appena terminata.

Sakuraba non ha mai praticato un giorno di jiu-jitsu, ma ha battuto i migliori Gracie in circolazione e ne è una cintura nera.
Come fa, direte voi, ad essere cintura nera senza aver mai praticato?
Dopo le vittorie in successione che shockarono il mondo, ai danni dei Gracie, Sakuraba si allenò sotto il maestro Cristiano Marcello e, alla fine del loro camp, Marcello gli disse che gli avrebbe dato una cintura.
“Andrà bene una bianca” disse Sakuraba, contraddistinto sempre da grande umiltà e signorilità.
“Amico, tu hai battuto tutti i Gracie che hai incontrato” gli rispose Marcello, “Meriti senz’altro una cintura nera!”.
Da quest’aneddoto si capisce molto di ciò che Sakuraba è.
Rispettato, benvoluto, amato. Magari non da tutti, magari ci sarà qualcuno che dubiterà del suo status leggendario, ma quello che è certo, è che è impossibile rimanere indifferenti davanti alle gesta di Kazushi Sakuraba.
La peculiarità principale di quest’atleta, era quella di accettare qualsiasi match gli venisse proposto.
E quando si dice qualsiasi, si intende proprio qualsiasi.
Nessun limite di peso, nessuna restrizione, regole ad hoc per gli avversari.
Lui accettava tutto e tutti.


Caratterizzato dalle sue entrate bizzarre su ring e in gabbia, successivamente protagonista di molti dei poster che pubblicizzavano il Pride FC, Sakuraba è alto 182 cm e ha combattuto fra le 167 libbre (75 kg) e le 185 (84 kg).

Riguardo le forti differenze di peso fra lui e i suoi avversari, uso della reidratazione o di doping per aumentare le prestazioni, ha dichiarato: “Non mi importa se (gli avversari) utilizzano delle pillole per dimagrire o ingrassare, io semplicemente mi alleno duramente, mangio sano, combatto al mio peso e faccio del mio meglio per batterli. Non mi interessa se usano droghe, io non le uso. Sono sicuro che è un male se le usano per vincere.”.
Di continua ispirazione, quest’uomo è stato una lezione di vita per chiunque lo abbia conosciuto, non solo per chi pratica sport da combattimento, ma per chiunque voglia raggiungere i propri obiettivi nella vita.